Caro Romano, abbiamo un tasso di disoccupazione dell’8,5% (fonte Istat), che arriva all’11% se si considerano anche i cassintegrati a zero ore (fonte Banca d’Italia). Nel frattempo vengono continuamente ricercati lavoratori stranieri, poiché i nostri giovani, e non solo, preferiscono vivere di sussidi, piuttosto che accettare un lavoro, magari non congeniale alle proprie aspettative, ma sempre un lavoro. Spesso leggiamo che è un bene che certi lavori vengano evitati, perché è un segno del progresso culturale del Paese. Non sarebbe invece più istruttivo convincere i giovani ad abbassare le proprie pretese e ad accettare quello che il mercato offre, in attesa di tempi migliori?
Attilio Lucchini , attiliolucchini@hotmail.it
Nel corso della presentazione del suo ultimo libro («Chi comanda qui?», edito da Mondadori) Fausto Bertinotti ha detto recentemente che il mercato del lavoro non è fatto di vasi comunicanti. Credo che abbia ragione e che la situazione da lei deplorata si verifichi in tutte le democrazie industriali avanzate. Si torna indietro, lungo la scala sociale, soltanto dopo una crisi traumatica che rimette in discussione tutto ciò che è stato conquistato nei decenni precedenti. Non siamo per fortuna a quel punto.
martedì 2 novembre 2010
Lavori rifiutati - Lettere al Corriere della Sera
Lavori rifiutati - Lettere al Corriere della Sera
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