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giovedì 21 ottobre 2010

Manifesto Sardo » Indipendenza e balbettii

Manifesto Sardo » Indipendenza e balbettii
Il dibattito che si è sviluppato (nuovamente) in queste settimane sullo Statuto, sul come riscriverlo, sull’esigenza di una piena e compiuta indipendenza della Sardegna, sulla necessità del coinvolgimento di tutte le componenti della società, appare oggi come il solito balbettio di chi, per incapacità o per calcolo, intende raggirare il popolo sardo mostrando un falso interesse per i problemi reali che soffocano l’isola.
C’è da chiedersi come i partiti che mostrano una totale subalternità nei confronti di chi detiene il potere, trovino poi la sfrontatezza di presentarsi come antesignani dell’indipendenza dell’isola.[...]

mercoledì 23 settembre 2009

Dalla rete: Corriere della Sera - UN VENETO INDIPENDENTE NEL NOME DELLA SERENISSIMA

Corriere della Sera - UN VENETO INDIPENDENTE NEL NOME DELLA SERENISSIMA

La restaurazione è irragione­vole poi perché il lungo declino di Venezia coincide con il suo progressivo arroccamento e iso­lamento. Nei due ultimi secoli della sua esistenza l’orgogliosa Serenissima era divenuta, gra­zie al suo carnevale, una sorta di Disneyland europea. Le con­fesso che mi è difficile provare la benché minima nostalgia per uno Stato che si chiuse in se stesso, fece dell’autoconserva­zione la ragione principale del­la propria esistenza e fu difeso, nel momento della sua morte, soltanto dai suoi cittadini slavi. Un’ultima osservazione, caro Recaldin, sui famigerati plebi­sciti del 1866. Come tutti i refe­rendum di quegli anni, compre­si quelli francesi per l’annessio­ne di Nizza e della Savoia, an­che quelli italiani furono mani­polati e orchestrati. Ma non bi­sognerebbe dimenticare che l’analfabetismo veneto, dopo circa settant’anni di illuminata amministrazione austriaca, su­perava nelle campagne e nei vil­laggi il 70%.