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sabato 23 ottobre 2010

Guera in Iraq > Teheran ordinava omicidi per dimostrare che il piano sicurezza non funzionava - Corriere della Sera

Le rivelazioni di Wikileaks
Teheran ordinava omicidi per dimostrare che il piano sicurezza non funzionava - Corriere della Sera
Le trame dei mullah: indebolire il governo iracheno per manipolarlo e contrastare l’influenza americana.
Sono continuate pure con Barak Obama

soldatiWASHINGTON – (g.o.) Non erano esagerazioni. E neppure propaganda. Gli iraniani hanno condotto durante gli anni della guerra azioni sovversive in Iraq. Usando i pasdaran, le milizie sciite e movimenti politici. Un’attività iniziata sotto Bush e proseguita anche con Barak Obama malgrado le ripetute aperture della Casa Bianca. Il dossier che emerge dalla carte di Wikileaks non sembra lasciare spazio dubbio alle trame dei mullah che considerano l’Iraq come un loro satellite. Le accuse: rapimenti, uso di bombe magnetiche da attaccare sotto i veicoli, forniture dei temibili ordigni EPF, impiego di squadre di killer, forniture di fucili per cecchini e missili Misagh 1 in grado di abbattere elicotteri. Teheran ha investito grandi risorse nell’Armata Qods, apparato clandestino dei pasdaran. Con gli attacchi terroristici di questo apparato, gli iraniani – sostengono le carte – hanno perseguito due obiettivi: indebolire il governo iracheno per poterlo manipolare, contrastare l’influenza americana. Grande appoggio anche all’Esercito del Mahdi del radicale Moqatda Al Sadr, oggi di nuovo sulla scena. Un programma condotto anche con l’aiuto dell’Hezbollah libanese: Teheran ne avrebbe facilito l’arrivo in Iraq per condurre operazioni eversive. Per tutto il 2007, poi, gli iraniani hanno ispirato una campagna di omicidi per dimostrare che il piano per la sicurezza non funzionava. Una manovra destabilizzante ai danni dell’Iraq alimentata anche con l’avvento di Barack Obama alla Casa Bianca. I documenti citano il ricorso a bombe sofisticate contro le truppe Usa e ad una campagna che ha visto l’impiego di ordigni magnetici. Gli attentatori li piazzavano sotto le auto dei loro target e li facevano esplodere solo in un secondo momento. Ancora. Un’analisi dell’intelligence (31 dicembre 2009) segnala un lancio di razzi contro la Zona verde a Bagdad: un attacco attribuito alla fazione Kataeb Hezbollah, formata da terroristi addestrati in Iran.

Guerra in Iraq > Il supporto siriano ai kamikaze e i giacconi dell’Us Army diventati corpetti-bomba - Corriere della Sera

Le rivelazioni di Wikileaks
Il supporto siriano ai kamikaze e i giacconi dell’Us Army diventati corpetti-bomba - Corriere della Sera
WASHINGTON – (g.o.) Donne, minori e anche bimbi affetti da sindrome down. I terroristi di Al Qaeda, eredi di Al Zarkawi, li hanno impiegati per gli attacchi suicidi. Dai documenti emerge che dalla metà del 2007, i qaedisti iracheni sono a corto di “volontari”, militanti provenienti da altri paesi arabi e pronti al suicidio. Per colmare i vuoti gli estremisti ricorrono alle donne. Come abbiamo descritto molte volte su questo sito, i terroristi le scelgono per due motivi: ritengono che possano superare più facilmente i posti di blocco e di solito le perquisizioni nei loro confronti non sono molte accurate. Nel 2007 si hanno così sette attacchi kamikaze condotti da donne. L’anno dopo diventano oltre 15. I terroristi passano quindi ai minori. Alcuni hanno tra i 10 e gli 11 anni. Gli affidano un ordigno e li mandano a morire in mezzo alla folla. Il picco lo raggiungono nel periodo 2008-2009. Viene anche creata un gruppo speciale – l’uccello del Paradiso – che deve eseguire azioni suicide in diverse località dell’Iraq. Nell’aprile del 2008 – segnala un altro file – i qaedisti affidano la missione ad un ragazzo sui 16-17 anni, “un ritardato mentale”. Tornando sul tema dei volontari, in un documento si sostiene che la maggior parte provenivano da Arabia Saudita e Siria. Non è una grande rivelazione: sulla stampa, in questi anni, sono apparsi molti articoli sull’argomento. Piuttosto sono interessanti le informazioni sul supporto – almeno fino al 2008 – garantito ai ribelli da militari e apparati siriani. In un caso si parla di giacconi dell’Us Army trasformati in corpetti-bomba con speciali cuciture: dalla Siria sarebbero stati spediti in Iraq.

Il signore delle bombe


Torture e stragi di civili nascoste in Iraq. "Almeno 109 mila morti"

Wikileaks pubblica nuovi file segreti «In Iraq almeno 109 mila morti»
Più di 60 mila vittime sono civili. Abusi, violenze e torture diffuse, un quadro spaventoso
http://www.corriere.it/esteri/10_ottobre_23/iraq-wikileaks-olimpio_89682e28-de70-11df-99d6-00144f02aabc.shtml


LE RIVELAZIONI DI WIKILEAKS
Frago 242: licenza di torturare
Catene, tubi, antenne tv. Si usava di tutto nelle carceri irachene. Gli americani sapevano. Lasciavano fare. Un ordine disponeva di non indagare su violenze ai danni dei detenuti a meno che non coinvolgessero soldati alleati
http://www.corriere.it/esteri/10_ottobre_23/iraq-wikileaks-olimpio_89682e28-de70-11df-99d6-00144f02aabc.shtml


Torture e stragi di civili nascoste Al Jazeera svela i documenti di Wikileaks - Corriere della Sera
BILANCIO DELLE VITTIME - Wikileaks traccia anche un bilancio delle vittime nel corso degli anni di conflitto nel paese mediorientale. Dall'inizio del conflitto in Iraq, e sino alla fine del 2009 sono morte oltre 109.000 persone, di cui 66.081 civili. Tra i 109.000 morti, oltre i 66.081 civili, ci sono 23.984 persone classificate come «nemici», 15.196 membri delle forze di sicurezze irachene e 3.771 tra soldati Usa e delle forze alleate. 
 http://www.corriere.it/esteri/10_ottobre_22/wikileaks-nuovi-documenti-iraq_95135780-de15-11df-a41e-00144f02aabc.shtml

venerdì 22 ottobre 2010

"Il disarmo è giusto e conviene" La ricetta di Science for Peace - Repubblica.it

"Il disarmo è giusto e conviene" La ricetta di Science for Peace - Repubblica.it
L'oncologo Veronesi presenta il secondo summit mondiale dell'associazione con una proposta economica scaturita da uno studio della Bocconi: il taglio del 5% delle spese militari nella Ue permetterebbe un risparmio di 4 miliardi reinvestibili in occupazione, ricerca e istruzione

giovedì 30 settembre 2010


Dal fronte, insieme ai feriti congedati, arrivavano notizie dell'eroismo della Brigata Sassari, e Bonaria ventenne aveva già visto abbastanza mondo da sapere che la parola «eroe» era il maschile singolare della parola «vedove».
da Accabadora, di Michela Murgia

domenica 22 agosto 2010

Stop alle cluster bomb, ma l’Italia non aderisce | LIBRE

bambino mutilatoIl segretario generale dell’Onu le chiama «armi ignobili», perché colpiscono soprattutto civili e in particolare bambini. Dal primo agosto è entrata in vigore la Convenzione che le mette al bando. Non hanno aderito Stati uniti, Cina, Israele e Russia, che sono i paesi che detengono più di un miliardo di «bombe a grappolo». Nemmeno l’Italia, paese produttore di cluster bomb, ha ancora ratificato la sua adesione: il motivo? E’ presto detto: in ballo ci sono 160 milioni di euro, ai quali l’Italia, grande produttore di armamenti destinati al mercato internazionale della difesa, non intende rinunciare.

sabato 15 maggio 2010

[Dalla rete] Lettere al Corriere: Le scelte individuali

Lettere al Corriere: Le scelte individuali
Caro Romano, a mio giudizio nel fondo «Il significato di una Festa» lei non ha messo sufficientemente in risalto che molte scelte sulla parte con cui militare erano solo dettate da motivi geografici. Nel 1944 i giovani residenti nel settentrione, a meno che non avessero contatto con la resistenza, non avevano altra scelta che obbedire all’ordine di arruolarsi nell’esercito della Rsi. Al momento dell’armistizio per molti soldati italiani—ricordo casi di giovani che successivamente si unirono ai partigiani— il nemico non era tedesco, ma inglese. E mi chiedo anche quanti giovani residenti nel Sud abbiano, per convinzione politica, attraversato le linee per andare a combattere nelle file della Rsi.
Giorgio Szegö, Roma, |
È certamente vero che la «geografia» ebbe nelle scelte individuali, dopo l’8 settembre, un parte molto importante. Uno dei primi a scriverlo fu, dopo la guerra, lo scrittore Nuto Revelli, autore, tra l’altro, de «La guerra dei poveri» e «La strada del davai».

giovedì 24 settembre 2009

Dalla rete: LUTTO PER I SOLDATI MORTI FRA PATRIOTTISMO E PACIFISMO

La lettera del giorno | Giovedi' 24 Settembre 2009
LUTTO PER I SOLDATI MORTI FRA PATRIOTTISMO E PACIFISMO

La morte è sempre inaccettabile per l’uomo,
ma non disturberei eroi e patria per i paracadutisti italiani morti in Afghanistan. Sono morti sul lavoro, professionisti che hanno scelto con consapevolezza un mestiere a rischio e un ingaggio pericoloso.
Vanno compianti e ricordati. Ma non se ne può fare dei martiri. Ben diversi devono essere nella nostra memoria collettiva il rispetto e l’onore riservato a coloro che da coscritti caddero nelle guerre in cui il nostro Paese fu coinvolto.


Nanni Bevilacqua, nanni.bevilacqua@hotmail.com


Caro Bevilacqua,
Gli onori che la società rende ai morti, quando il modo della loro scomparsa colpisce la sua immaginazione, non sono mai disinteressati e neutrali. Dietro ogni pubblica manifestazione di cordoglio vi è sempre un giudizio, un segnale, una tesi. Quando nel novembre del 1921 la salma del «milite ignoto» fu trasportata da Aquileia a Roma per essere collocata sull’altare della patria, il treno procedette lentamente fermandosi a ogni stazione tra folle che attendevano il suo passaggio per rendere onore alla salma. A Roma il feretro venne deposto per qualche ora nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli dove fu accolto dal re, dalle bandiere di tutti i reggimenti, da una folta rappresentanza di veterani, medaglie d’oro, madri e vedove di caduti. Il dolore, in quella circostanza, fu accompagnato da un sentimento di gratitudine.
Gran parte dell’Italia accorsa a salutare il soldato morto gli era grata per avere contribuito con la sua vita alla vittoria e alla grandezza della patria. Il suo sacrificio, in altre parole, non era stato inutile. Quali che fossero le circostanze della sua morte, il milite ignoto era un eroe.
Mi sembra che le onoranze funebri di Roma negli scorsi giorni siano state l’opposto di quelle del 1921. A parte la straordinaria dignità delle famiglie, non vi era in queste onoranze il sentimento che la morte dei sei paracadutisti avesse giovato alla patria e fosse quindi «utile». Vi era anzi il sentimento che fosse inutile e che i morti, quindi, non fossero vittime soltanto dei talebani, ma anche di una politica assurda e sbagliata. La parola eroe ha assunto in questo caso un senso diverso: significa martire.
I responsabili delle istituzioni e il governo ne sono consapevoli.
Sanno che l’applauso, al passaggio delle bare, contiene in realtà un giudizio negativo contro «coloro che li hanno mandati a morire». E temono che la cerimonia si trasformi da un momento all’altro in una manifestazione pacifista, antigovernativa o addirittura «anti- statale». Suppongo che molti, se potessero, preferirebbero non prendere parte a un evento che ha un fortissimo potenziale anti-istituzionale. Ma debbono parteciparvi nella speranza di controllarlo e di indirizzarlo, nella misura del possibile, verso significati più conformi a quello che ritengono essere l’interesse del Paese.
Quanto alla differenza tra soldati di mestiere e coscritti, caro Bevilacqua, abbiamo ricevuto altre lettere in cui si dice ancora più esplicitamente e brutalmente che i soldati del contingente afgano hanno fatto una scelta professionale e non meritano le nostre lacrime.
Ame sembra che nella scelta del mestiere delle armi esista molto spesso, quali che siano le condizioni economiche, una componente ideale; e che di questo, quando muore un soldato, occorra tenere conto.

Sergio Romano

http://www.corriere.it/romano/09-09-24/01.spm

martedì 2 ottobre 2007

Diario dal fronte

- martedì 2 ottobre 2007, h15.00 GMT+1
Secondo giorno di combattimenti, piccola pausa all'ora di pranzo, rifornite le truppe si è già pronti per la prossima battaglia.
Il nemico, stranamente, non ha ancora sfoggiato la sua arma micidiale che aveva usato per tutto il primo anno del conflitto.
Ci si chiede se non possa più essere usata, avevamo notato i primi cedimenti di quest'arma dopo la perdita dei suoi capelli. Mhà... Staremo a vedere.
Nel mentre la battaglia continua.

- martedì 2 ottobre 2007, h16.07 GMT+1
Le nostre speranze sono state vane!
Eccola di nuovo lì, in prima fila e più combattiva che mai. I capelli sono ricresciuti, si vede che la breve amnistia estiva le ha fatto recuperare le forze.

- martedì 2 ottobre 2007, h16.43 GMT+1
Primo attacco, ha studiato bene la preda, l'obiettivo è farla sua, si infila in mezzo al discorso insidiosa e attacca col suo intervento.
Si leva tra le truppe un solo pensiero: "Ti prego, falla a merda!!!"