Visualizzazione post con etichetta sentenze. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sentenze. Mostra tutti i post

venerdì 24 settembre 2010

LA NUOVA SARDEGNA - Ambiente e territorio : Passano le ruspe sulle 36 case abusive sul mare a Porto Pino

[...]Quello di Corrumanciu è uno dei pochi casi in cui il procedimento penale per abusi edilizi arriva al capolinea della Cassazione entro i tempi stabiliti per scongiurare la prescrizione del reato. La sentenza di condanna è stata emessa dalla Corte d’Appello di Cagliari il 7 dicembre 2008, poi è arrivata la conferma dei giudici supremi. Con un conto finale piuttosto severo: nove mesi di reclusione per il responsabile dell’ufficio tecnico di Sant’Anna Arresi Paolo Granella, per l’amministratore dell’‘Isolotto srl’ Francesco Monti e per il direttore dei lavori Fulvio Pilloni, responsabili di violazione delle norme sulla tutela paesaggistica. Più un dettaglio tutt’altro che secondario: per tutti e tre la sospensione condizionale della pena è subordinata al ripristino dei luoghi, vale a dire la demolizione completa del villaggio illegale.[...]

http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_60_20100924111204.pdf

venerdì 3 luglio 2009

Dalla Rete: IL PROCESSO CONTRO MADOFF UN GIUDIZIO PURITANO

Lettere al Corriere, di Sergio Romano
Venerdi' 3 Luglio 2009

IL PROCESSO CONTRO MADOFF UN GIUDIZIO PURITANO

Massima sentenza di 150 anni al finanziere Bernard Madoff per il suo famoso e diabolico «Ponzi scheme» che ha devastato migliaia di investitori nel mondo.
Ora aiutateci a ricordare che cosa è successo a Callisto Tanzi e compagnia bella nello scandalo Parmalat, un altro chiaro paragone tra il nostro sistema giudiziario e quello americano. Come facciamo a lasciare che queste cose continuino a succedere, contribuendo ulteriormente alla mancanza di rispetto che il resto del mondo ha per l'Italia?


Aurora Pezza , pezzag@hotmail.com


Cara Signora,
Il confronto con la giustizia italiana è stato, negli scorsi giorni, la reazione sponta­nea di molti corrispondenti e commentatori. Era inevitabile e giusto. Ben venga tutto ciò che può servire a dare la sveglia al governo, alla classe politica e al­l’ordine giudiziario. Ma non mi chieda, per favore, di entusia­smarmi per un processo in cui il giudice permette ad alcuni rappresentanti della parte offe­sa di pronunciare arringhe emo­tive contro l’imputato e com­menta la propria sentenza con una sorta di sermone puritano. E non mi chieda di pensare che 150 anni siano una pena razio­nale. Sono, nella migliore delle ipotesi, una pena retorica, de­magogica, declamatoria; e, nel­la peggiore delle ipotesi, vendi­cativa.
Non basta. Siamo sicuri che i sei mesi passati dal giorno dell’arresto di David Madoff sia­no bastati a ricostruire la rete di amicizie e complicità che si nasconde probabilmente dietro la frode del finanziere di New York? La sola persona imputa­ta, oltre a Madoff, è il suo conta­bile. È davvero possibile che questa raffinata macchina fun­zionasse grazie alla sovrumana abilità di due sole persone? I tri­bunali che emanano sentenze rapide ed esemplari assomiglia­no alle corti marziali più di quanto non assomiglino alle Aggiungo, cara signora, che non mi è piaciuta questa ennesima infatuazione di molti italiani per i modelli istituzionali americani. Gli Stati Uniti hanno tradizioni giudiziarie molto diverse dalle nostre. Sono un Paese di «common law» dove i giudici possono creare il diritto ed hanno una irresistibile tendenza ad esprimere gli umori popolari piuttosto che lo spirito delle leggi. Hanno una storia di migranti religiosi e audaci pionieri in cui il diritto è stato spesso impartito bruscamente e sommariamente. Alcune pagine della storia giudiziaria americana, dal pregiudizio razziale dei tri­bunali del Sud alla furiosa campagna anticomunista del primo dopoguerra in cui in­capparono Sacco e Vanzetti, non sono né ammirevoli né in­vidiabili. Gli Stati Uniti sono una grande democrazia che riesce a correggere le proprie sbandate. La Corte costituzio­nale produce giudizi impor­tanti dopo discussioni di gran­de interesse giuridico. I ricor­si contro la pena capitale sono numerosi e talora efficaci. Ma lo spettacolo dei detenuti che languiscono per anni nella cel­la della morte prima di cono­scere la loro sorte non è de­gno di un Paese civile. E non credo che i reati economici, per quanto gravi, possano es­sere equiparati, di fatto, ai rea­ti di sangue. Insomma la no­stra giustizia, cara signora, ha molti mali. Ma dovranno esse­re curati con la nostra cultura giuridica, non con quella de­gli Stati Uniti.

http://www.corriere.it/romano/09-07-03/01.spm