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sabato 15 febbraio 2014
A fight to steer sardinia - il new york times sulle elezioni regionali in sardegna
http://mobile.nytimes.com/2014/02/15/opinion/a-fight-to-steer-sardinia.html?_r=0&referrer=
lunedì 10 dicembre 2012
Morire di cancro nel pieno rispetto della legalità - Fabio Balocco - Il Fatto Quotidiano
Morire di cancro nel pieno rispetto della legalità - Fabio Balocco - Il Fatto Quotidiano
Concludo con un dato sconcertante ed assai poco noto. La Sardegna è la regione d’Italia più inquinata, grazie ai poli industriali che operano apparentemente nella più completa legalità. Ma anche grazie ai numerosissimi poligoni militari con cui lo Stato stesso, in modo diretto, ha inquinato questa magnifica terra.
Concludo con un dato sconcertante ed assai poco noto. La Sardegna è la regione d’Italia più inquinata, grazie ai poli industriali che operano apparentemente nella più completa legalità. Ma anche grazie ai numerosissimi poligoni militari con cui lo Stato stesso, in modo diretto, ha inquinato questa magnifica terra.
martedì 13 novembre 2012
giovedì 23 febbraio 2012
mercoledì 28 settembre 2011
Un sardo in Toscana (Repubblica, 6 agosto 1989)
SIENA - Domani mattina io, cittadino del Sardistan emigrato in Toscana, forse avrò un lavoro. Forse potrò fare il raccoglitore di pomodori a Marsiliana. Lo scorso anno davano mille lire a cassetta. Quest' anno saranno 1200, mi dice, nel bar di Manciano, un uomo sui cinquant' anni, sorridente e rubicondo. Mio figlio, continua, squadrandomi come volesse calcolare a occhio peso e altezza, lo scorso anno è arrivato a fare 110 cassette in un giorno, centodiecimila lire. Tu vedrai che 70/80 riuscirai a riempirle. Mi dà appuntamento per stasera, verso le 20, in questo stesso bar dove ora beviamo un bicchiere di miscelato, vino rosso e spuma: telefonerà a un certo suo amico di Marsiliana, gli dirà che c' è un bravo ragazzo disposto a raccogliere pomodori a cottimo. Il bravo ragazzo sono io, emigrato sardo senza arte né parte, capitato per una serie di accidenti immaginari in questo paesino della Maremma, proprio il giorno dopo l' arresto per sequestro di persona a scopo di estorsione del mio corregionale Pintore Costantino da Ortueri (Nuoro), 36 anni e 800 pecore.Il benefattore maremmano Dante Belardinelli, re del caffè e imprenditore fiorentino, era in queste campagne, incatenato dentro una tenda canadese, a trecento metri dall' ovile di Pintore. Stasera mancherò l' appuntamento col mio benefattore maremmano, e andrò proprio in quell' ovile. Incontrerò il fratello dell' arrestato, pastore pure lui, partito in fretta e furia dalla Sardegna perchè qualcuno deve pur badare al bestiame.
Sono arrivato a Manciano venerdì 4 agosto. Il giorno prima ero in un bar di Firenze mentre la televisione trasmetteva le prime immagini di Belardinelli. Me ne stavo in un angolo del bancone. Mi sentivo osservato con indulgente compatimento. Poco prima, chiedendo una birretta mi ero rivelato per un sardo senza arte né parte, nativo di Orgosolo, privo di amici e di raccomandazioni. Un sardo del Sardistan, come un anonimo razzista scrisse dieci anni fa, su un muro di Siena, in un altro periodo di sequestri d' esportazione. Un giornalista del Sardistan travestito da disperato del Sardistan, alla ricerca di quei germi di razzismo di cui di tanto in tanto parlano i miei corregionali residenti in Toscana. Da Otello, trattoria nei pressi della stazione, ho ordinato un piatto di spaghetti dopo essermi informato sul prezzo, e ho avuto il primo contatto per un lavoro: fossi stato più fortunato, anziché il raccoglitore di pomodori a cottimo, avrei potuto sperare di fare lo stagionale in Versilia.
E' stato il cameriere a darmi la dritta quando ha sentito la mia storia penosa: la chiusura del cantiere dove facevo il manovale, la crisi dell' edilizia in Sardegna, la partenza alla cieca. Col conto m' ha dato un numero di telefono di, pensa un po', Mondo fantastico, Forte dei Marmi. Ma non è che gli ho chiesto dopo questa storia del sequestro quando sanno che sono sardo non mi prendono?. Stai tranquillo, non avrai problemi m' ha rassicurato là gli stranieri come te li assumono subito. Prendono gli stranieri anche per la raccolta dei pomodori a Marsiliano. Anzi, li prendevano, mi spiega, sorseggiando il suo cocktail, il mio benefattore maremmano: Venivano i tunisini. Poi si è visto che erano degli scansafatiche, e nessuno li ha voluti più. Provo, e subito reprimo, un certo orgoglioso turbamento. M'accorgo che, probabilmente, se davvero fossi un sardo senza arte né parte, da questo momento in poi si radicherebbe in me un combinato disposto di certezze: i tunisini sono fannulloni, i sardi sanno lavorare meglio di loro, i maremmani sono giusti. Giusti e forti. Perché, questo è sottinteso, mai potrei eguagliare il limite dei 110 cestini di pomodori raggiunto dal figlio di quest' uomo più alto e più grosso di me. Firenze ad agosto è un forno e via Nazionale è la bocca del forno.
Sono le 15 e cammino, senza arte né parte, con un passo che tenta d' essere montanaro e pastorale, un po' Li' l Abner e un po' Bertoldo, con una camicia a quadri che sembra una tovaglia per pic-nic, i capelli schiacciati sulla fronte, l' espressione di uno che non mangia dall' altro ieri e che, tuttavia, potrebbe restare, per un futile puntiglio, anche settimane senza mangiare: i sardi sono notoriamente orgogliosi e piuttosto suscettibili. Non è domando al ristorante fast food Deanna che cercate qualche cameriere?. Il mio accento è veramente esasperato, più che sardo sembra quello di Gigi Sabani quando fa l'imitazione di Cossiga. Ma, costernato, devo prendere atto che è efficacissimo. Siamo al completo, è la risposta. Non è che mi faccio coraggio non mi prendono perché sardo sono? (questa del sardo sono è proprio grossa, ma funziona). Chi mi parla, un uomo sui 45 anni, ha un sorriso amaro, pieno di sincero imbarazzo, ma non appare stupito: Stai tranquillo mi rassicura, passando dal lei al tu noi siamo veramente al completo. Colleziono una miriade di veramente al completo. Se gli avverbi fossero commestibili già non sarei più un sardo senza arte né parte, ma un sardo satollo e appagato.
Sono quattro ore che mi aggiro, ho bevuto una quantità industriale di bicchieri d'acqua del rubinetto. Cerco soccorso nella sede dell' Associazione culturale dei sardi in Toscana. E' al secondo piano d' uno scempio edilizio alla periferia di Firenze. Un palazzo, costruito a metà degli anni Cinquanta, proprio di fronte a un cascinale di campagna. Salgo le scale sicuro che non faticherò a entrare in argomento: ieri l' altro, proprio il giorno prima della liberazione di Belardinelli, il giudice Vigna ha lanciato un appello alla comunità sarda affinché collabori con la giustizia. L' Associazione ha risposto: Non siamo un gruppo di indovini. Apro la porta. Vedo due giovani del Sardistan e, senza preamboli, impreco: Sono disperato. Cerco lavoro come cameriere, manovale, lavapiatti, qualunque altra cosa, ma non mi prendono. Dicono che sono al completo, ma ho paura che non mi vogliano perché sono sardo. Uno in un ristorante me l' ha quasi confermato: effettivamente, mi ha detto, per voi non è il momento migliore. Antonio Mereu, trent' anni, studente lavoratore, presidente dell' Associazione, conferma: non è un momento buono. Ma stai certo: non te lo diranno mai in faccia. E' una cosa che esiste, ma è sottile, quasi impalpabile. Forse è più forte per i meridionali che per noi. Da ciò si evince che noi ci tiriamo fuori dal Mezzogiorno. Ma questo è un altro problema delle scatole cinesi del razzismo nazionale. Pongo fine alla commedia. In cambio ricevo la rassegna stampa.
Il 1982 è l' anno della nascita dell' associazione ed è anche l'anno in cui si fa un gran parlare dei sospetti, nell' indagine sul mostro di Firenze, sul sardo Salvatore Vinci. In un dibattito Luigi Berlinguer, sardo e rettore dell' Università di Siena, parla di bambini sardi che si sono vergognati di andare a scuola. Ma di solito il razzismo è quasi scherzoso dice Antonio Piras, quarant' anni, infermiere, vicepresidente dell' associazione in questi giorni, nel posto dove lavoro, quando passo io si coprono le orecchie. Capita anche ad altri sardi, me l' hanno raccontato. Capisci cosa intendo?. Altro che: deve esserci stata una circolare del ministero dell' Interno. La rassegna stampa è scarna ma istruttiva. Ecco, sempre a proposito del mostro, un articolo apparso nell' 84 sulla Nazione. La Sardegna viene descritta come società arcaica e primitiva poi si ragiona sul fatto che il mostro, vista la sua dimestichezza con le incisioni, potrebbe essere un intagliatore di sughero, mestiere molto in voga in Sardegna ma poco praticato in Toscana (nell' articolo si precisa che solo a Montecatini c' è un toscano intagliatore di sughero). Mereu è sconsolato: In certi titoli dei giornali - protesta - sardo viene usato come sinonimo di bandito. E mi mostra un recentissimo ritaglio della Nazione: dentro un articolo sul sequestro Belardinelli c' è un box intitolato: Turista violentata a Siena che comincia così: Un pastore sardo... Accostamento, come si può intendere, veramente sottile e non privo d' una certa raffinatezza. La sera sono a Siena, in piazza del Campo, con la solita camicia-tovaglia, l' espressione sempre più affranta, e un passo che, a guardarmi, si potrebbe avere l' illusione uditiva dei campanacci delle pecore. Colleziono un altro po' di veramente... Taccio e incasso quando m' accorgo che barista e proprietario si scambiano certi sorrisetti divertiti mentre espongo i miei problemi.
La mattina dopo tra Scansano e Manciano, nella hall di un albergo-ristorante, la ragazza a cui ho spiegato la mia situazione, sparisce nel retro e dice al proprietario, non rendendosi conto che posso udirla, C' è un sardo... Figuriamoci... le rispondono. Pochi secondi dopo la ragazza riappare e mi dice veramente... Quel figuriamoci... orecchiato per caso è la manifestazione di ostilità più esplicita. Razzismo soft o ordinaria intolleranza? Un allevatore modello Al bar di Manciano, non appena apro bocca, il cameriere m' annuncia che presto arriveranno alcuni miei corregionali. Dico che, attraverso amici comuni, avrei dovuto incontrare Costantino Pintore. Vengo creduto. Passano pochi minuti e arriva Gianfranco Santimiani, un uomo sui sessanta anni, maremmano. E' la guardia giurata che ha guidato i Nocs fino alla prigione di Belardinelli. Ancora non riesco a crederci mi dice Costantino era un allevatore modello. Nessuno riesce a crederci in paese, neanche il sindaco. A Tore Marras, di Lula (Nuoro), figlio d' un pastore che s' è stabilito qua ventotto anni fa, chiedo se avrò problemi per trovare lavoro, io che sono sardo: E se non ti vogliono - mi risponde - tu mandali affanculo. Ma mi creeranno problemi o no? Che te ne importa? - insiste - tu mandali lo stesso affanculo. Parla in sardo con me, quando si rivolge agli altri ha un perfetto accento toscano. Che lavoro posso trovare?, gli chiedo. Sai mungere?, mi fa lui. Corro il rischio d' essere messo alla prova. Devo dire la verità: No, non so mungere. E' quasi sera, abbiamo bevuto una decina di bicchieri di vino e spuma a testa (Tore mi spiega che siamo in perfetta media), andiamo fino all' ovile di Costantino Pintore. C' è una gatta, con quattro cuccioli, un enorme cane bianco che non abbaia quando arriviamo. Fuori dalla porta, un caos di fave secche, bottiglie, stracci, utensili da cucina. Dentro l' ovile c' è un uomo sulla trentina. Appende alle pareti bisacce, ripone nella scaffalatura pezzi di formaggio: E' modo di fare quando si entra a casa della gente?, si lamenta indicando gli oggetti buttati all' aria dai Nocs. Raccolgo dal mucchio di spazzatura un nastro di musica folk: E' del coro di Neoneli - gli dico - li conosco, sono bravi. Ho l' impressione che il fratello di Pintore abbia un moto di rabbia e di commozione. Qua c' è molto da fare - sospira guardandomi negli occhi - tu vivi da queste parti?.
Sono arrivato a Manciano venerdì 4 agosto. Il giorno prima ero in un bar di Firenze mentre la televisione trasmetteva le prime immagini di Belardinelli. Me ne stavo in un angolo del bancone. Mi sentivo osservato con indulgente compatimento. Poco prima, chiedendo una birretta mi ero rivelato per un sardo senza arte né parte, nativo di Orgosolo, privo di amici e di raccomandazioni. Un sardo del Sardistan, come un anonimo razzista scrisse dieci anni fa, su un muro di Siena, in un altro periodo di sequestri d' esportazione. Un giornalista del Sardistan travestito da disperato del Sardistan, alla ricerca di quei germi di razzismo di cui di tanto in tanto parlano i miei corregionali residenti in Toscana. Da Otello, trattoria nei pressi della stazione, ho ordinato un piatto di spaghetti dopo essermi informato sul prezzo, e ho avuto il primo contatto per un lavoro: fossi stato più fortunato, anziché il raccoglitore di pomodori a cottimo, avrei potuto sperare di fare lo stagionale in Versilia.
E' stato il cameriere a darmi la dritta quando ha sentito la mia storia penosa: la chiusura del cantiere dove facevo il manovale, la crisi dell' edilizia in Sardegna, la partenza alla cieca. Col conto m' ha dato un numero di telefono di, pensa un po', Mondo fantastico, Forte dei Marmi. Ma non è che gli ho chiesto dopo questa storia del sequestro quando sanno che sono sardo non mi prendono?. Stai tranquillo, non avrai problemi m' ha rassicurato là gli stranieri come te li assumono subito. Prendono gli stranieri anche per la raccolta dei pomodori a Marsiliano. Anzi, li prendevano, mi spiega, sorseggiando il suo cocktail, il mio benefattore maremmano: Venivano i tunisini. Poi si è visto che erano degli scansafatiche, e nessuno li ha voluti più. Provo, e subito reprimo, un certo orgoglioso turbamento. M'accorgo che, probabilmente, se davvero fossi un sardo senza arte né parte, da questo momento in poi si radicherebbe in me un combinato disposto di certezze: i tunisini sono fannulloni, i sardi sanno lavorare meglio di loro, i maremmani sono giusti. Giusti e forti. Perché, questo è sottinteso, mai potrei eguagliare il limite dei 110 cestini di pomodori raggiunto dal figlio di quest' uomo più alto e più grosso di me. Firenze ad agosto è un forno e via Nazionale è la bocca del forno.
Sono le 15 e cammino, senza arte né parte, con un passo che tenta d' essere montanaro e pastorale, un po' Li' l Abner e un po' Bertoldo, con una camicia a quadri che sembra una tovaglia per pic-nic, i capelli schiacciati sulla fronte, l' espressione di uno che non mangia dall' altro ieri e che, tuttavia, potrebbe restare, per un futile puntiglio, anche settimane senza mangiare: i sardi sono notoriamente orgogliosi e piuttosto suscettibili. Non è domando al ristorante fast food Deanna che cercate qualche cameriere?. Il mio accento è veramente esasperato, più che sardo sembra quello di Gigi Sabani quando fa l'imitazione di Cossiga. Ma, costernato, devo prendere atto che è efficacissimo. Siamo al completo, è la risposta. Non è che mi faccio coraggio non mi prendono perché sardo sono? (questa del sardo sono è proprio grossa, ma funziona). Chi mi parla, un uomo sui 45 anni, ha un sorriso amaro, pieno di sincero imbarazzo, ma non appare stupito: Stai tranquillo mi rassicura, passando dal lei al tu noi siamo veramente al completo. Colleziono una miriade di veramente al completo. Se gli avverbi fossero commestibili già non sarei più un sardo senza arte né parte, ma un sardo satollo e appagato.
Sono quattro ore che mi aggiro, ho bevuto una quantità industriale di bicchieri d'acqua del rubinetto. Cerco soccorso nella sede dell' Associazione culturale dei sardi in Toscana. E' al secondo piano d' uno scempio edilizio alla periferia di Firenze. Un palazzo, costruito a metà degli anni Cinquanta, proprio di fronte a un cascinale di campagna. Salgo le scale sicuro che non faticherò a entrare in argomento: ieri l' altro, proprio il giorno prima della liberazione di Belardinelli, il giudice Vigna ha lanciato un appello alla comunità sarda affinché collabori con la giustizia. L' Associazione ha risposto: Non siamo un gruppo di indovini. Apro la porta. Vedo due giovani del Sardistan e, senza preamboli, impreco: Sono disperato. Cerco lavoro come cameriere, manovale, lavapiatti, qualunque altra cosa, ma non mi prendono. Dicono che sono al completo, ma ho paura che non mi vogliano perché sono sardo. Uno in un ristorante me l' ha quasi confermato: effettivamente, mi ha detto, per voi non è il momento migliore. Antonio Mereu, trent' anni, studente lavoratore, presidente dell' Associazione, conferma: non è un momento buono. Ma stai certo: non te lo diranno mai in faccia. E' una cosa che esiste, ma è sottile, quasi impalpabile. Forse è più forte per i meridionali che per noi. Da ciò si evince che noi ci tiriamo fuori dal Mezzogiorno. Ma questo è un altro problema delle scatole cinesi del razzismo nazionale. Pongo fine alla commedia. In cambio ricevo la rassegna stampa.
Il 1982 è l' anno della nascita dell' associazione ed è anche l'anno in cui si fa un gran parlare dei sospetti, nell' indagine sul mostro di Firenze, sul sardo Salvatore Vinci. In un dibattito Luigi Berlinguer, sardo e rettore dell' Università di Siena, parla di bambini sardi che si sono vergognati di andare a scuola. Ma di solito il razzismo è quasi scherzoso dice Antonio Piras, quarant' anni, infermiere, vicepresidente dell' associazione in questi giorni, nel posto dove lavoro, quando passo io si coprono le orecchie. Capita anche ad altri sardi, me l' hanno raccontato. Capisci cosa intendo?. Altro che: deve esserci stata una circolare del ministero dell' Interno. La rassegna stampa è scarna ma istruttiva. Ecco, sempre a proposito del mostro, un articolo apparso nell' 84 sulla Nazione. La Sardegna viene descritta come società arcaica e primitiva poi si ragiona sul fatto che il mostro, vista la sua dimestichezza con le incisioni, potrebbe essere un intagliatore di sughero, mestiere molto in voga in Sardegna ma poco praticato in Toscana (nell' articolo si precisa che solo a Montecatini c' è un toscano intagliatore di sughero). Mereu è sconsolato: In certi titoli dei giornali - protesta - sardo viene usato come sinonimo di bandito. E mi mostra un recentissimo ritaglio della Nazione: dentro un articolo sul sequestro Belardinelli c' è un box intitolato: Turista violentata a Siena che comincia così: Un pastore sardo... Accostamento, come si può intendere, veramente sottile e non privo d' una certa raffinatezza. La sera sono a Siena, in piazza del Campo, con la solita camicia-tovaglia, l' espressione sempre più affranta, e un passo che, a guardarmi, si potrebbe avere l' illusione uditiva dei campanacci delle pecore. Colleziono un altro po' di veramente... Taccio e incasso quando m' accorgo che barista e proprietario si scambiano certi sorrisetti divertiti mentre espongo i miei problemi.
La mattina dopo tra Scansano e Manciano, nella hall di un albergo-ristorante, la ragazza a cui ho spiegato la mia situazione, sparisce nel retro e dice al proprietario, non rendendosi conto che posso udirla, C' è un sardo... Figuriamoci... le rispondono. Pochi secondi dopo la ragazza riappare e mi dice veramente... Quel figuriamoci... orecchiato per caso è la manifestazione di ostilità più esplicita. Razzismo soft o ordinaria intolleranza? Un allevatore modello Al bar di Manciano, non appena apro bocca, il cameriere m' annuncia che presto arriveranno alcuni miei corregionali. Dico che, attraverso amici comuni, avrei dovuto incontrare Costantino Pintore. Vengo creduto. Passano pochi minuti e arriva Gianfranco Santimiani, un uomo sui sessanta anni, maremmano. E' la guardia giurata che ha guidato i Nocs fino alla prigione di Belardinelli. Ancora non riesco a crederci mi dice Costantino era un allevatore modello. Nessuno riesce a crederci in paese, neanche il sindaco. A Tore Marras, di Lula (Nuoro), figlio d' un pastore che s' è stabilito qua ventotto anni fa, chiedo se avrò problemi per trovare lavoro, io che sono sardo: E se non ti vogliono - mi risponde - tu mandali affanculo. Ma mi creeranno problemi o no? Che te ne importa? - insiste - tu mandali lo stesso affanculo. Parla in sardo con me, quando si rivolge agli altri ha un perfetto accento toscano. Che lavoro posso trovare?, gli chiedo. Sai mungere?, mi fa lui. Corro il rischio d' essere messo alla prova. Devo dire la verità: No, non so mungere. E' quasi sera, abbiamo bevuto una decina di bicchieri di vino e spuma a testa (Tore mi spiega che siamo in perfetta media), andiamo fino all' ovile di Costantino Pintore. C' è una gatta, con quattro cuccioli, un enorme cane bianco che non abbaia quando arriviamo. Fuori dalla porta, un caos di fave secche, bottiglie, stracci, utensili da cucina. Dentro l' ovile c' è un uomo sulla trentina. Appende alle pareti bisacce, ripone nella scaffalatura pezzi di formaggio: E' modo di fare quando si entra a casa della gente?, si lamenta indicando gli oggetti buttati all' aria dai Nocs. Raccolgo dal mucchio di spazzatura un nastro di musica folk: E' del coro di Neoneli - gli dico - li conosco, sono bravi. Ho l' impressione che il fratello di Pintore abbia un moto di rabbia e di commozione. Qua c' è molto da fare - sospira guardandomi negli occhi - tu vivi da queste parti?.
martedì 12 luglio 2011
LA NUOVA SARDEGNA - Politica: Presidenti e consiglieri più pagati? I sardi
LA NUOVA SARDEGNA - Politica: Presidenti e consiglieri più pagati? I sardi
http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=170599&v=2&c=1489&t=1
http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_203_20110712103505.pdf
http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=170599&v=2&c=1489&t=1
http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_203_20110712103505.pdf
Sardegna, governo fantasma
di Maurizio PorcuI consiglieri regionali dell'isola hanno il record d'improduttività e di assentesimo: in media, lavorano meno di un'ora al giorno. Sia in aula sia nelle commissioni manca spesso il numero legale. E per "spronarli" cosa fa la giunta? Aumenta le poltrone
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/sardegna-governo-fantasma/2145952mercoledì 13 aprile 2011
domenica 6 marzo 2011
La Sardegna non ama i cani - Italians - Corriere della Sera
La Sardegna non ama i cani - Italians - Corriere della Sera
E' molto triste verificare che la Sardegna, terra di immensa bellezza naturale, stia diventando sempre di più la regione di Italia che ha la pessima nomea di "REGIONE CHE NON AMA I CANI" E non è solo un luogo comune ma la verità: pochissime strutture ospitano persona che hanno il cane, non parliamo poi delle spiagge, che proprio per ordinanza non sono accessibili ai cani, cosa che trovo pazzesca in quanto la Sardegna non scarseggia di spiagge e non credo che non si riescano a trovare spiagge nelle quali far accedere i cani. Ma poi, turismo a parte, sono stata in Sardegna ed ho visto cose raccapriccianti fatte ai cani randagi (che non dovrebbero nemmeno esserci) per le strade, investiti appositamente, maltrattati e comunque si nota che la popolazione della Vostra bella regione non ha nessuna cultura circa gli animali da compagnia, non li considera nemmeno e nemmeno arriva ad immaginare quale sofferenza possano passare animali come i cani che si affezionano al priprio padrone. Perchè dovete avere il primato di così tanta ignoranza? Perchè persone come me, e sono tante, decidono di non venire più in Sardegna proprio per questi motivi? So che il turismo non Vi manca ma non si può ridurre tutto a mero opportunismo, si parla di civiltà e sensibilità che non si trova fra le caratteristiche della Vostra regione. Una ex-turista molto dispiaciuta.
Paola Vanni, paola@topcolor.it
E' molto triste verificare che la Sardegna, terra di immensa bellezza naturale, stia diventando sempre di più la regione di Italia che ha la pessima nomea di "REGIONE CHE NON AMA I CANI" E non è solo un luogo comune ma la verità: pochissime strutture ospitano persona che hanno il cane, non parliamo poi delle spiagge, che proprio per ordinanza non sono accessibili ai cani, cosa che trovo pazzesca in quanto la Sardegna non scarseggia di spiagge e non credo che non si riescano a trovare spiagge nelle quali far accedere i cani. Ma poi, turismo a parte, sono stata in Sardegna ed ho visto cose raccapriccianti fatte ai cani randagi (che non dovrebbero nemmeno esserci) per le strade, investiti appositamente, maltrattati e comunque si nota che la popolazione della Vostra bella regione non ha nessuna cultura circa gli animali da compagnia, non li considera nemmeno e nemmeno arriva ad immaginare quale sofferenza possano passare animali come i cani che si affezionano al priprio padrone. Perchè dovete avere il primato di così tanta ignoranza? Perchè persone come me, e sono tante, decidono di non venire più in Sardegna proprio per questi motivi? So che il turismo non Vi manca ma non si può ridurre tutto a mero opportunismo, si parla di civiltà e sensibilità che non si trova fra le caratteristiche della Vostra regione. Una ex-turista molto dispiaciuta.
Paola Vanni, paola@topcolor.it
sabato 5 marzo 2011
La necropoli salvata dal cemento. Accolto il ricorso, restano i vincoli
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/03/05/news/necropoli_sardegna-13224033/?ref=HREC1-6
Il Consiglio di Stato ha accolto l'istanza della Regione Sardegna e di Italia Nostra confermando ciò che l'allora governatore Soru impose su cinquanta ettari punteggiati da migliaia di sepolture scavate dal VI secolo a. C. a Tuvixeddu, nel cuore di Cagliari. Annullata sentenza del Tar e quindi l'accordo per edificare nell'area un quartiere di lusso
Il Consiglio di Stato ha accolto l'istanza della Regione Sardegna e di Italia Nostra confermando ciò che l'allora governatore Soru impose su cinquanta ettari punteggiati da migliaia di sepolture scavate dal VI secolo a. C. a Tuvixeddu, nel cuore di Cagliari. Annullata sentenza del Tar e quindi l'accordo per edificare nell'area un quartiere di lusso
venerdì 4 marzo 2011
Sanità, la stangata della Corte dei Conti alla gestione Liori: "Illegalità diffuse che hanno prodotto anomalie" - Radio Press
https://www.facebook.com/notes/radio-press/sanit%C3%A0-la-stangata-della-corte-dei-conti-alla-gestione-liori-illegalit%C3%A0-diffus/10150110671823670?ref=nf
Dall’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti arriva un siluro alla gestione della sanità in Sardegna. Il procuratore regionale, Tommaso Cottone ha parlato stamattina di "illegalità diffuse che hanno prodotto anomalie nell'erogazione delle prestazioni, squilibri di bilancio, disfunzioni e creazione di centri di potere interferenti su nomine e incarichi con i loro inevitabili effetti di trascinamento verso un indotto di ulteriori illegalità". Cottone ha anche stilato il bilancio delle attività 2010: la Corte dei Conti della Sardegna ha emesso condanne per danno erariale che ammontano a quasi 12 milioni di euro.


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Tuvixeddu, al Consiglio di Stato vince Soru: legittimi i vincoli paesaggistici introdotti dalla sua Giunta
Tuvixeddu. Il Consiglio di Stato conferma i vincoli imposti dalla Giunta Soru nell’area del colle e ribalta la precedente sentenza del Tar. Legittima la tutela introdotta con la garanzia del Ppr, perché di tipo paesaggistico e blindata anche dal codice Urbani. Sarà quasi impossibile poter edificare intorno alla necropoli. Potrebbe tramontare anche la strada che dovrebbe collegare via Cadello a via San Paolo
La notizia su La Nuova Sardegna: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/03/04/news/il-consiglio-di-stato-blinda-tuvixeddu-foto-video-3595443
CAGLIARI. Hanno vinto Renato Soru e il suo governo regionale: il vincolo da 50 ettari su Tuvixeddu e Tuvumannu è pienamente giustificato dall'obbiettivo di tutelare non solo un bene culturale come la necropoli punico-romana ma un paesaggio storico arricchito dalla presenza di un'area archeologica.
Per la seconda volta dopo il caso Cala Giunco i giudici amministrativi supremi affermano che il Codice Urbani, interamente recepito dal Ppr, prevale su qualsiasi altro strumento di pianificazione locale e per la prima volta stabiliscono che la tutela del paesaggio inteso come un insieme storico-ambientale - prevista dalla Costituzione - deve venire prima di ogni altro interesse per quanto legittimo.
Ubicazione:
Cagliari, Italia
sabato 12 febbraio 2011
In Sardegna il 72% dei giovani non studia, non lavora e non se ne preoccupa. La denuncia del "Rapporto sul mercato del lavoro"
In Sardegna il 72% dei giovani non studia, non lavora e non se ne preoccupa. La denuncia del "Rapporto sul mercato del lavoro"
Il 2010 è stato l’anno nero per il lavoro in Sardegna. Si sono inaspriti gli effetti della crisi e la politica non ha fornito risposte adeguate. Ma il dato allarmante è quello che riguarda i giovani, il 72% dei quali non studia, non lavora e non se ne preoccupa. Sono alcuni dei dati che emergono dal "Rapporto 2010 sul mercato del lavoro in Sardegna", anticipati a Radio Press dalla sociologa Maria Letizia Pruna che ha curato lo studio. La presentazione integrale del Rapporto questo pomeriggio alle 16 nella facoltà di Scienze Politiche.
Il 2010 è stato l’anno nero per il lavoro in Sardegna. Si sono inaspriti gli effetti della crisi e la politica non ha fornito risposte adeguate. Ma il dato allarmante è quello che riguarda i giovani, il 72% dei quali non studia, non lavora e non se ne preoccupa. Sono alcuni dei dati che emergono dal "Rapporto 2010 sul mercato del lavoro in Sardegna", anticipati a Radio Press dalla sociologa Maria Letizia Pruna che ha curato lo studio. La presentazione integrale del Rapporto questo pomeriggio alle 16 nella facoltà di Scienze Politiche.
pubblicata da Radio Press il giorno venerdì 11 febbraio 2011 alle ore 11.22
venerdì 11 febbraio 2011
lunedì 10 gennaio 2011
La classifica dei Governatori 2010: Ugo Cappellacci ultimo
Sondaggio di IPR Marketing per il Sole 24 Ore, pubblicato il 10 gennaio 2011.
La domanda posta per il sondaggio: "Le chiedo un giudizio complessivo sull'operato del Presidente della Regione nell'arco del 2010. Se domani ci fossero le elezioni regionali, lei voterebbe a favore o contro l'attuale Presidente della Regione?"Note:
Non sono presenti la Valle d'Aosta ed il Trentino-Alto Adige perché in queste regioni non si elegge direttamente il presidente.
[*] Indica che il presidente è stato rieletto
[**] E' la differenza tra i risultati del sondaggio e i risultati delle elezioni con la quale il presidente è stato eletto.
I pallini a fianco al nome indicano l'area politica: rosso, sinistra; blu, destra.
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martedì 28 dicembre 2010
sabato 20 novembre 2010
Manifesto Sardo > Nuragik, cronache dalla colonia Sardegna
Manifesto Sardo > Nuragik, cronache dalla colonia Sardegna
Il delirante tentativo dei politici sardi di inventare la Storia per fini turistici.
Ecco a voi Nur-At: Nuragik-Atlantide
Il delirante tentativo dei politici sardi di inventare la Storia per fini turistici.
Ecco a voi Nur-At: Nuragik-Atlantide
giovedì 21 ottobre 2010
Manifesto Sardo » Indipendenza e balbettii
Manifesto Sardo » Indipendenza e balbettii
Il dibattito che si è sviluppato (nuovamente) in queste settimane sullo Statuto, sul come riscriverlo, sull’esigenza di una piena e compiuta indipendenza della Sardegna, sulla necessità del coinvolgimento di tutte le componenti della società, appare oggi come il solito balbettio di chi, per incapacità o per calcolo, intende raggirare il popolo sardo mostrando un falso interesse per i problemi reali che soffocano l’isola.
C’è da chiedersi come i partiti che mostrano una totale subalternità nei confronti di chi detiene il potere, trovino poi la sfrontatezza di presentarsi come antesignani dell’indipendenza dell’isola.[...]
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mercoledì 20 ottobre 2010
La protesta dei pastori; Il giorno dopo a Cagliari si contano i feriti
Rainews24.it
Cagliari, 20-10-2010
Non sono preoccupanti le condizioni dell'agente della polizia di Stato, del Reparto Mobile, ferito ieri alla mascella durante gli scontri con i pastori in via Roma a Cagliari. L'agente resta in ospedale con la mandibola fratturata da un colpo di ringhiera durante i tafferugli. Il casco gli ha salvato la vita ma il colpo lo ha raggiunto anche nella parte non protetta. L'agente è stato colpito anche da un sasso.
Provocatori
"I disordini di ieri sono stati provocati da infiltrati che poi abbiamo cacciato via", è il racconto di Filippo Gioi, uno dei coordinatori della manifestazione del Movimento pastori sardi culminata con gli scontri in via Roma a Cagliari tra allevatori e forze dell' ordine. Gioi precisa di avere visto persone che lanciavano bottiglie, "che noi pastori non abbiamo riconosciuto come dei nostri". Anche oggi prosegue l'occupazione della sala della Commissione Bilancio nella sede della Regione Sardegna da parte di un gruppo di allevatori.
La prima volta
"Era la prima volta che venivo a Cagliari e mi sono sempre tenuto lontano dalla prima fila dove il clima era più teso". L'allevatore Roberto Fresi, di 43 anni, di Valledoria, paese del sassarese, ha i ricordi nitidi di quanto accaduto ieri a Cagliari davanti alla sede del Consiglio regionale. "Per tutto il pomeriggio vi erano stati dei tentativi di alzare il tono del confronto ma non da parte nostra. La mia unica arma era un fischietto", ha aggiunto Fresi secondo il quale sono stati esplosi alcuni lacrimogeni ad altezza d'uomo, "io l'ho visto nitidamente chi mi ha sparato, anche se non so dire se sia un poliziotto o un carabiniere, si trovava a circa venti metri da me. Ho sentito il colpo e poco dopo son caduto".
Questa notte il chirurgo di turno al Pronto soccorso nel Reparto di Oculistica ha dovuto lavorare per oltre due ore per cercare di salvare l'occhio dell'allevatore sassarese ma i medici non hanno ancora sciolto la prognosi né possono dire se l'uomo riacquisterà la vista. "Spero che questa brutta cosa che mi e' successa - ha concluso Fresi - serva comunque a far capire le nostre ragioni, perché nelle campagne stiamo letteralmente morendo. Adesso sta venendo a trovarmi mia moglie perche' i miei figli devono restare in paese per accudire le pecore nell'azienda. La colpa di quanto mi e' successo in ogni caso è dei politici che sono sordi alla nostra disperazione. Mentre sia tra le forze dell'ordine sia tra i pastori ci sono le brave persone e gli esaltati".
Cagliari, 20-10-2010
Non sono preoccupanti le condizioni dell'agente della polizia di Stato, del Reparto Mobile, ferito ieri alla mascella durante gli scontri con i pastori in via Roma a Cagliari. L'agente resta in ospedale con la mandibola fratturata da un colpo di ringhiera durante i tafferugli. Il casco gli ha salvato la vita ma il colpo lo ha raggiunto anche nella parte non protetta. L'agente è stato colpito anche da un sasso.
Provocatori
"I disordini di ieri sono stati provocati da infiltrati che poi abbiamo cacciato via", è il racconto di Filippo Gioi, uno dei coordinatori della manifestazione del Movimento pastori sardi culminata con gli scontri in via Roma a Cagliari tra allevatori e forze dell' ordine. Gioi precisa di avere visto persone che lanciavano bottiglie, "che noi pastori non abbiamo riconosciuto come dei nostri". Anche oggi prosegue l'occupazione della sala della Commissione Bilancio nella sede della Regione Sardegna da parte di un gruppo di allevatori.
La prima volta
"Era la prima volta che venivo a Cagliari e mi sono sempre tenuto lontano dalla prima fila dove il clima era più teso". L'allevatore Roberto Fresi, di 43 anni, di Valledoria, paese del sassarese, ha i ricordi nitidi di quanto accaduto ieri a Cagliari davanti alla sede del Consiglio regionale. "Per tutto il pomeriggio vi erano stati dei tentativi di alzare il tono del confronto ma non da parte nostra. La mia unica arma era un fischietto", ha aggiunto Fresi secondo il quale sono stati esplosi alcuni lacrimogeni ad altezza d'uomo, "io l'ho visto nitidamente chi mi ha sparato, anche se non so dire se sia un poliziotto o un carabiniere, si trovava a circa venti metri da me. Ho sentito il colpo e poco dopo son caduto".
Questa notte il chirurgo di turno al Pronto soccorso nel Reparto di Oculistica ha dovuto lavorare per oltre due ore per cercare di salvare l'occhio dell'allevatore sassarese ma i medici non hanno ancora sciolto la prognosi né possono dire se l'uomo riacquisterà la vista. "Spero che questa brutta cosa che mi e' successa - ha concluso Fresi - serva comunque a far capire le nostre ragioni, perché nelle campagne stiamo letteralmente morendo. Adesso sta venendo a trovarmi mia moglie perche' i miei figli devono restare in paese per accudire le pecore nell'azienda. La colpa di quanto mi e' successo in ogni caso è dei politici che sono sordi alla nostra disperazione. Mentre sia tra le forze dell'ordine sia tra i pastori ci sono le brave persone e gli esaltati".
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