giovedì 23 febbraio 2012
Respingimenti, Italia condannata dall'Ue - Rainews24.it
La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l'Italia per i respingimenti verso la Libia. Nel cosiddetto caso Hirsi, che riguardava 24 persone nel 2009, non è stato in particolare rispettato l'articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura.
giovedì 6 ottobre 2011
"Ho limitato la libertà di stampa perché gli allarmanti articoli di certi giornali screditavano l'Italia all'estero e provocavano conflitti nello stesso Paese, che non é affatto né sull'orlo della rivoluzione né della guerra civile. In Italia tutto é calmo ed esiste un governo intenzionato a porre fine a degli abusi di certi sbandati.....Quando la stampa, che esercita un così enorme potere, eccede nei suoi privilegi e mostra di non rendersi conto della sua tremenda responsabilità, il governo deve porre fine a un abuso del genere...” (MUSSOLINI 1926)
mercoledì 20 aprile 2011
Leggende nucleari, tutta la verità sul fabbisogno energetico nazionale | Mauro Meggiolaro | Il Fatto Quotidiano
Dalle centrali atomiche francesi l'Italia importa solo l'uno per cento dell'elettricità totale che consuma
venerdì 15 aprile 2011
venerdì 4 marzo 2011
Italians: L'Italia non è un paese per stranieri
Caro Beppe,
non so bene come posso iniziare questa lettera. Prima vorrei presentarmi: io vengo dal Brasile, sono discendente d'italiani (sono anche cittadina americana, mia mamma è di Boston) e sono cresciuta in una città bella in mezzo ai monti vicino a Rio. Mi sono laureata e ho preso un master in America dove ho conosciuto mio marito (yes, italianissimo) e sono finita in Italia per alcuni anni. Ora siamo un'altra volta in partenza per motivi di lavoro, e io purtroppo non rimpiango questo fatto. La verità è che l'Italia non è un paese per stranieri. Sembra che una grande parte della popolazione qui sia presa in uno strano "time warp" dove vecchi pregiudizi si mescolano con una vita moderna. Spesso mi spavento a sentire i discorsi delle persone, magari fossero solo discorsi da anziani. Questi sono giovani, che citano Mussolini o parlano pieni di diffidenza verso il "diverso". Anche peggio, alcuni media (siano di destra che di sinistra) giocano e abusano degli stereotipi allo scopo di colpire bersagli politici e non vengano responsabilizzati. In America non li guarderebbe o comprerebbe nessuno, oltre alle migliaia di "law suits" che si scatenerebbero davanti ad un commento dispregiativo. Ma sarà che nessuno si rende conto di quando tutto ciò sia serio? Il fatto di essere stata straniera qua per un breve periodo è già stata dura, non riesco ad immaginare per le persone che sono qui come rifugiati e che non hanno prospettive di rientrare a casa. Io scrivo tutto questo per loro. Ormai, come ho detto, siamo già in partenza, ma vi chiedo sinceramente di aprire il cuore agli altri. I miei bisnonni sono partiti alla fine dell'ottocento dalla vostra penisola, e sono andati lontano alla ricerca di una vita più degna. Loro, hanno sofferto la tristezza profonda dell'esilio e non hanno mai rivisto la loro amata e lontana patria. Non lasciate che la stessa melanconia si ripeta qua, ormai siamo troppo avanti nel tempo per versare le stesse lacrime.
Melissa Rossi, rossimelissa@gmail.com
sabato 22 gennaio 2011
venerdì 14 gennaio 2011
Lavoce.info - ARTICOLI - LA PAROLA AI NUMERI: RAPPORTO DEBITO/PIL
Dai commenti:
"Se si guarda agli ultimi dati disponibili, luglio 2010, resi pubblici dalla Banca d'Italia, i titoli di Stato sono in mano ad operatori esteri per il 52,5%. Il sistema bancario e finanziario ne detiene il 37,6% e gli altri residenti (prevalentemente le famiglie) il 9,9% (nel 2002 ne detevano il 28%)."
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Il rapporto del debito rispetto al PIL dà un'idea della sostenibilità della situazione debitoria. Il PIL viene preso come proxy dell'andamento atteso del "reddito" dell'indebitato, ossia dell'andamento delle entrate fiscali. Ma gli interessi si pagano sul debito effettivo. Se si vuole smettere di pagare così tanto si deve – a parità di tassi di interesse – ridurre la consistenza del debito pubblico e questo richiede un avanzo di bilancio. L'Italia non ha mai avuto un avanzo di bilancio negli ultimi cinquanta anni. Nel 2008, prima dello scoppio della crisi, nove paesi europei avevano un avanzo di bilancio.
E' chiaro che la disponibilità di risparmio domestico facilita il finanziamento del debito pubblico, ma dubito che questo fattore possa avere un grande peso. Il vantaggio deriva dall'inerzia dei risparmiatori nazionali che per abitudine continuerebbero a comprare titoli emessi dal proprio governo. Se si cominciasse a temere qualcosa di serio sul debito pubblico italiano, non vedo eroi che continuerebbero a comprare BOT contro il loro interesse."
"Non per complicare i grafici (ben fatti), ma sarebbe interessante completarli mettendo a confronto gli anni 96-01 e 01-06, magari evidenziando a parte l'avanzo/disavanzo primario, per poter osservare che ogni volta che Tremonti governa, i numeri peggiorano (provare per credere): abbiamo un genio, insomma!!"
giovedì 2 dicembre 2010
Pena di morte, nuove accuse a Hospira "Italia fonte principale per le esecuzioni" - Repubblica.it
Presentato a Roma da Nessuno Tocchi Caino e Reprieve il dossier "Commercio Letale". Nel mirino lo stabilimento di Liscate della società Usa, da gennaio 2011 principale produttore di Pentotal, il farmaco utilizzato nelle iniezioni letali. Le accuse: "Obsoleto per gli ospedali. Sanno che è usato solo nei penitenziari, forti pressioni dagli stati americani". Intanto il governo inglese ne ha bloccato le esportazioni
martedì 16 novembre 2010
martedì 26 ottobre 2010
Italia sempre più corrotta | RaiNews 24
Secondo la classifica di Transparency International, il nostro paese è il 67esimo su 178. In Europa peggio di noi solo Romania, Bulgaria e Grecia. In sei anni, l’Italia ha perso 25 posizioni
martedì 12 ottobre 2010
venerdì 1 ottobre 2010
Corruzione, la grande beffa - L'espresso
mercoledì 15 settembre 2010
Gesti comuni in Italia
giovedì 8 luglio 2010
martedì 6 luglio 2010
Consiglio d'Europa all'Italia: chiarire la sorte degli eritrei
domenica 2 maggio 2010
martedì 2 febbraio 2010
[Dalla rete] Eurispes: "I politici capipopolo che tolgono il futuro all'Italia"
Un Paese che non immagina il futuro
[...]
"Un paese immobile, privo di idee e progetti, nel quale sembra che anche i soggetti che si propongono per guidare l'Italia futura siano in realtà più interessati a una transizione senza fine."
[...]
"la nostra classe dirigente appare interessata solo agli equilibri di potere, a costruire e smontare alleanze, ad operare per il proprio esclusivo tornaconto, ad imbastire lucrosi affari, a difendere privilegi e vantaggi senza rendersi conto che l'intero sistema si sta progressivamente sfaldando".
Laurea senza valore. Invece di aiutare, il possesso di un titolo di laurea ha conseguenze negative sull'occupazione. Rispetto alla media fatta registrare dall'insieme dei paesi Ocse (32%), in Italia solo 16% degli occupati tra i 25 e i 34 anni è laureato. E per la popolazione tra i 15 e i 24 anni, il rischio di rimanere disoccupato "aumenta al crescere del titolo di studio". Ma questa non è una novità.http://www.repubblica.it/cronaca/2010/01/29/news/eurispes_2010-2117374/
giovedì 30 luglio 2009
Dalla rete: Nord e sud: ora é lotta anche per le università
due notizie hanno colpito la mia immaginazione in questi giorni, due notizie che hanno riportato in auge l'eterno conflitto tra nord e sud. La prima è che "le università del nord sono migliori di quelle del sud". Tanti editoriali si sono scritti sottolineando che al sud ci crogioliamo nell'ignoranza con ridicole università che non sono in grado neanche di assicurare la piena occupazione dei laureati a Palermo o Cosenza. La seconda è che i professori del nord sono quasi tutti del sud, tanto da far richiedere alla Lega un esame di padano per l'assunzione. Allora io, nella mia ingenuità (che volete ho studiato al sud, non mi si può chiedere profondità di ragionamento), mi sono posto una domanda: ma se al sud le università sono quei mediocri laurifici certificati dal ministero, come mai quando si fa un concorso pubblico sono i laureati del sud ad emergere contro quelli del nord? Ho trovato tre possibili risposte: 1) hanno tutti studiato al nord. Ma allora dobbiamo presumere che c'è una superiorità "genetica" delle genti del sud, perchè a parità di istruzione riescono ad avere risultati migliori. 2) Hanno tutti comprato lauree con voti più alti rispetto ai laureati del nord (se la compri, meglio non essere tirchi) e hanno falsificato i compiti (si sa, al sud c'è la mafia). 3) Ma magari le classifiche sulla bontà delle università (tutte, comprese quelle che esaltano quelle straniere a discapito delle italiche) sono dei fatti tecnici più che una misura reale della preparazione che viene fornita? E' ovvio che a Milano si lavori più che a Palermo dopo la laurea, è ovvio che i politecnici rendano più facile trovare lavoro rispetto all'orientale di Napoli. E' giustissimo creare degli indici di valutazione, ma almeno i giornali cerchino di approfondire le notizie. Al nord come al sud ci sono eccellenze e disastri (i politecnici di Milano e Torino sono eccellenze mondiali, ma anche la Federico II lo è in molti campi).
Francesco Pirofi , fppz@katamail.com
Corriere della Sera - Nord e sud: ora é lotta anche per le università
sabato 4 luglio 2009
Dalla Rete: Poveri noi!
http://www.insardegna.eu/rubriche/ipse-dixit/poveri-noi/view
venerdì 3 luglio 2009
Dalla Rete: IL PROCESSO CONTRO MADOFF UN GIUDIZIO PURITANO
Venerdi' 3 Luglio 2009
IL PROCESSO CONTRO MADOFF UN GIUDIZIO PURITANO
Massima sentenza di 150 anni al finanziere Bernard Madoff per il suo famoso e diabolico «Ponzi scheme» che ha devastato migliaia di investitori nel mondo.
Ora aiutateci a ricordare che cosa è successo a Callisto Tanzi e compagnia bella nello scandalo Parmalat, un altro chiaro paragone tra il nostro sistema giudiziario e quello americano. Come facciamo a lasciare che queste cose continuino a succedere, contribuendo ulteriormente alla mancanza di rispetto che il resto del mondo ha per l'Italia?
Aurora Pezza , pezzag@hotmail.com
Cara Signora,
Il confronto con la giustizia italiana è stato, negli scorsi giorni, la reazione spontanea di molti corrispondenti e commentatori. Era inevitabile e giusto. Ben venga tutto ciò che può servire a dare la sveglia al governo, alla classe politica e all’ordine giudiziario. Ma non mi chieda, per favore, di entusiasmarmi per un processo in cui il giudice permette ad alcuni rappresentanti della parte offesa di pronunciare arringhe emotive contro l’imputato e commenta la propria sentenza con una sorta di sermone puritano. E non mi chieda di pensare che 150 anni siano una pena razionale. Sono, nella migliore delle ipotesi, una pena retorica, demagogica, declamatoria; e, nella peggiore delle ipotesi, vendicativa.
Non basta. Siamo sicuri che i sei mesi passati dal giorno dell’arresto di David Madoff siano bastati a ricostruire la rete di amicizie e complicità che si nasconde probabilmente dietro la frode del finanziere di New York? La sola persona imputata, oltre a Madoff, è il suo contabile. È davvero possibile che questa raffinata macchina funzionasse grazie alla sovrumana abilità di due sole persone? I tribunali che emanano sentenze rapide ed esemplari assomigliano alle corti marziali più di quanto non assomiglino alle Aggiungo, cara signora, che non mi è piaciuta questa ennesima infatuazione di molti italiani per i modelli istituzionali americani. Gli Stati Uniti hanno tradizioni giudiziarie molto diverse dalle nostre. Sono un Paese di «common law» dove i giudici possono creare il diritto ed hanno una irresistibile tendenza ad esprimere gli umori popolari piuttosto che lo spirito delle leggi. Hanno una storia di migranti religiosi e audaci pionieri in cui il diritto è stato spesso impartito bruscamente e sommariamente. Alcune pagine della storia giudiziaria americana, dal pregiudizio razziale dei tribunali del Sud alla furiosa campagna anticomunista del primo dopoguerra in cui incapparono Sacco e Vanzetti, non sono né ammirevoli né invidiabili. Gli Stati Uniti sono una grande democrazia che riesce a correggere le proprie sbandate. La Corte costituzionale produce giudizi importanti dopo discussioni di grande interesse giuridico. I ricorsi contro la pena capitale sono numerosi e talora efficaci. Ma lo spettacolo dei detenuti che languiscono per anni nella cella della morte prima di conoscere la loro sorte non è degno di un Paese civile. E non credo che i reati economici, per quanto gravi, possano essere equiparati, di fatto, ai reati di sangue. Insomma la nostra giustizia, cara signora, ha molti mali. Ma dovranno essere curati con la nostra cultura giuridica, non con quella degli Stati Uniti.
http://www.corriere.it/romano/09-07-03/01.spm