venerdì 29 aprile 2011
venerdì 22 aprile 2011
Sovranità
- il 2 giugno del 1946, gli italiani scelsero di non essere più sudditi ma cittadini;
- l'articolo 1 della Costituzione dice: "L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro,
IL POTERE APPARTIENE AL POPOLO che lo esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione";
- Berlusconi pretende il suo primato sul parlamento e tutti gli altri poteri costituzionali perché eletto dal popolo;
- il Partito delle Libertà, che si presenta come liberale, propone una modifica dell'art.1:
non più il popolo sovrano ma il Parlamento, quindi non più cittadini ma sudditi invece che di una persona (il re) di 915 persone (controllate dai vertici di partito).
Non ci trovate proprio niente di strano?
La vignetta di Giannelli - Dal Corriere della Sera del 21 aprile 2011
giovedì 21 aprile 2011
A proposito di prostituzione minorile - Italians - Corriere della Sera
Caro Severgnini,
le recenti vicende di Berlusconi e di Ruby Rubacuori mi hanno portato alla seguente riflessione. La prostituzione minorile è oggi severamente perseguita in tutti i Paesi occidentali, ma non troppo tempo fa, in piena epoca vittoriana, era tacitamente fin troppo tollerata. Ci volle il coraggio del giornalista W. T. Stead, che nell'articolo «The Maiden Tribute of Modern Babylon» ne denunciò il fenomeno ed ebbe a causa della sua inchiesta grossi guai giudiziari, per far sì che l'Inghilterra in primis e a seguire gli altri Paesi, prendessero coscienza del degrado sociale e della gravità del reato.
In Italia, la legge considera la prostituzione minorile tra i delitti contro la persona (art. 600-bis Codice Penale) e punisce sia chi sfrutta, sia chi compie atti sessuali con minori, in cambio di denaro o altra utilità economica. Notare bene la differenza: la prostituzione di per sé non è reato (lo sono sfruttamento e adescamento), ma la prostituzione minorile è un delitto contro la persona. Come è possibile che tutto lo staff di Berlusconi, tra cui uno stuolo di avvocati, ha sottovalutato questo rischio? Lungi dall'impedire alla sig.na Ruby di esercitare il suo mestiere, ma avrebbe dovuto attendere la maggiore età per evitare grossi guai ai suoi clienti.
Oggi, giornalisti e maitre-a-penser compiacenti cercano di minimizzare l'accaduto, invocando attenuanti o addirittura assoluzioni, perché Ruby sembrava più grande della sua vera età. Io non sono disposto a vedere annullata una legge di grande civiltà per fare un favore a Berlusconi.
Chiudo la mia riflessione rimarcardo la differenza tra i succitati giornalisti e un uomo della tempra morale di Steade, basti ricordare che si lasciò morire a bordo del Titanic, dopo aver aiutato molte donne e bambini a mettersi in salvo.
Giovanni Golino, ggolino@hotmail.com
sabato 12 febbraio 2011
venerdì 14 gennaio 2011
Legittimo impedimento: ecco i due commi "bocciati" - Corriere della Sera
Sono due i commi dell'articolo 1 della legge sul legittimo impedimento (numero 51 del 7 aprile 2010) che non hanno passato indenni l'esame dei giudici della Consulta.
È stato giudicato «illegittimo» il comma 4, quello che prevede che «ove la Presidenza del Consiglio dei Ministri attesti che l'impedimento è continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, il giudice rinvia il processo a udienza successiva al periodo indicato, che non può essere superiore a sei mesi».
L'illegittimità nasce dalla violazione di due articoli della Costituzione, il numero 3 («tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali..») e il numero 138 («le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione..).
Per violazione degli stessi articoli della Costituzione è stato giudicato illegittimo il comma 3 («il giudice, su richiesta di parte, quando ricorrono le ipotesi di cui ai commi precedenti rinvia il processo ad altra udienza») nella parte in cui non prevede espressamente che il giudice valuti in concreto l'impedimento indicato, come già stabilisce l'articolo 420-ter del codice di procedura penale.
martedì 14 dicembre 2010
giovedì 21 ottobre 2010
Riforma della giustizia
la lunghezza dei processi NON VIENE assolutamente INFLUENZATA
né dalla separazione delle carriere dei magistrati né dall'immunità(vedi impunità) al Presidente del Consiglio (vedi Silvio Berlusconi).
venerdì 1 ottobre 2010
P3, la confessione di Martino "Eravamo a disposizione di Berlusconi e Letta" - Repubblica.it
Secondo e ultimo interrogatorio per l'ex assessore arrestato lo scorso 8 luglio. "Non ho problemi a dire che Cesare era il presidente del Consiglio". "Questa gentaglia mi ha rovinato"
sabato 11 settembre 2010
"Vi racconto tutto su P3 ed eolico" Ecco le verità di un pentito ai pm - Cronaca Italiana - L'Unione Sarda
[...]CAPPELLACCI Del governatore sardo Martino parla a proposito dei vertici a casa Verdini, ai quali avrebbe partecipato almeno tre volte. Racconta che, nella prima occasione, fu costretto a fare anticamera, in quanto il coordinatore nazionale del Pdl era impegnato in riunione con Cappellacci. Ad entrare fu solo Carboni, mentre Martino e Lombardi dovettero aspettare in strada per una decina di minuti. Subito dopo furono ammessi a Palazzo Pecci Blunt, dove trovarono Verdini, Dell'Utri, Carboni e Cappellacci, accompagnato da alcuni suoi collaboratori. «In questa occasione ho sentito Carboni che, rivolgendosi a me e a Lombardi, e riferendosi al governatore sardo, diceva che era un uomo suo, in quanto lui aveva contribuito in maniera determinante alla sua elezione». Poco dopo, alla presenza di Verdini, Dell'Utri e Cappellacci, lo stesso Martino avrebbe sentito Flavio Carboni sottolineare il suo forte interesse agli investimenti sull'energia eolica, che a suo avviso costituiva un'occasione molto importante. «Compresi che Verdini era fortemente interessato al successo dell'iniziativa di Carboni dai suoi interventi su Cappellacci. Dell'Utri ascoltava in silenzio, ma era in tutta evidenza favorevole alla positiva conclusione di quanto andava chiedendo Carboni». E sempre il faccendiere sardo, secondo Martino, sottolineava l'importanza economica dei risultati che si sarebbero potuti ottenere.[...]
martedì 24 agosto 2010
Famiglia Cristiana critica il "metodo Boffo" Il Pdl: "Editoriale disgustoso, è pornografia" - Repubblica.it
Un'affermazione che, prosegue il settimanale dei paolini, contraddice il dettato della Carta. "Così lo sappiamo dalla sua viva voce: in Italia comanda solo lui, grazie alla 'sovranità popolare' che finora lo ha votato. La Costituzione in realtà dice: 'La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione'. Berlusconi si ferma a metà della frase, il resto non gli interessa, è puro 'formalismo'''.
Perché queste cose non le sento mai dai partiti di "sinistra"?
giovedì 8 luglio 2010
martedì 29 giugno 2010
lunedì 28 giugno 2010
Spreconi a palazzo Chigi. Un buco di bilancio da oltre un miliardo di euro | Il Fatto Quotidiano
Oltre al caso eclatante della neo-ministro Michela Vittoria Brambilla, che è riuscita a spendere per il turismo circa 24 volte il suo budget, passando da 600 mila a 15 milioni di euro, in termini percentuali sono stati i colleghi Carfagna e Brunetta a sfondare i tetti concordati.
L’altro salto tra quanto si prevedeva di spendere e quanto poi si è speso, è alla oramai nota voce “Protezione civile”. La struttura che fa capo a Guido Bertolaso ha speso 141.884.213 euro, contro i 63.006.000 previsti. Si badi bene, però, che non parliamo della spesa complessiva, che, spinta anche dal terremoto, ha raggiunto per il 2009 una cifra ben oltre il miliardo di euro, ma della spesa per il solo “funzionamento”.
sabato 15 maggio 2010
[Dalla rete] La pancia del popolo
| Voglia di Monetine. |
| Vero. Prepagate? http://forum.corriere.it/avanti_pop/13-05-2010/voglia-di-1545811.html |
martedì 20 ottobre 2009
giovedì 8 ottobre 2009
Dalla rete: Parla il pentito Nino Giuffré
http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=132637
venerdì 25 settembre 2009
Dalla rete: Il pg: Mangano in casa di Berlusconi per proteggerlo dai sequestri - Corriere della Sera
Antonino Gatto Al processo Dell'Utri
Il pg: «Mangano in casa di Berlusconi
per proteggerlo dai sequestri»
«Il mafioso di cavalli non sapeva nulla: coltivava interessi di tutt'altra natura rispetto a quelli agricoli»
PALERMO - «Vittorio Mangano fu assunto nella tenuta di Arcore di Silvio Berlusconi per coltivare interessi diversi da quelli per i quali fu ufficialmente chiamato da Palermo fino in Brianza». Così il procuratore generale Antonino Gatto entra subito nel vivo della requisitoria del processo al senatore Marcello dell'Utri (Pdl) per concorso esterno in associazione mafiosa. Il parlamentare è stato condannato in primo grado a nove anni di carcere. Il senatore Dell' Utri davanti ai giudici di Palermo in una foto d'archivio del 29 novembre 2004 (Ansa)
IL PROCESSO - Stamani davanti alla seconda sezione della Corte di appello di Palermo, Gatto ha affrontato subito il tema dello «stalliere di Arcore». L'assunzione di Mangano ad Arcore fu legata, secondo il pg, alla necessità che all'epoca avevano tanti imprenditori, tra i quali c'era lo stesso Berlusconi, di «proteggersi» dal pericolo di sequestri. «Ma davvero - si è chiesto il Pg - non fu possibile trovare in Brianza persone capaci di sovrintendere alla tenuta di Arcore? Davvero dall'estremo nord ci si dovette spostare a Palermo per trovare una persona che non conosceva la zona e le coltivazioni brianzole? In realtà - ha proseguito Gatto - non solo Mangano di cavalli e di coltivazioni non sapeva nulla: ma se guardiamo i suoi numerosissimi precedenti penali, gli interessi che coltivava erano di tutt'altra natura rispetto a quelli agricoli». Dell'Utri non è presente in aula. Ad ascoltare l'atto d'accusa del pg ci sono i difensori dell'imputato, gli avvocati Nino Mormino, Giuseppe Di Peri e Pietro Federico.
25 settembre 2009
giovedì 24 settembre 2009
Dalla rete: The Five Million Club e l'informazione
Beppe Severgnini,
Quanti quotidiani si vendono ogni giorno in Italia, se escludiamo quelli sportivi? Più o meno cinque milioni.
Quanti italiani entrano regolarmente in libreria? Più o meno cinque milioni.
Quanti sono gli abbonati a Sky? Più o meno cinque milioni. Quanti sono i visitatori quotidiani dei siti d'informazione? Più o meno cinque milioni. Quanti telespettatori guardano i programmi d'approfondimento in seconda serata? Più o meno cinque milioni. Il sospetto è che siano sempre gli stessi. Cinque milioni. Chiamiamolo il Five Million Club (FMC), visto che molti iscritti dicono di sapere l'inglese.
E' importante, questo FMC? Certo, ma meno di quanto crede. E' decisivo? Be', decide il tono e il corso del dibattito nazionale, come dimostrano le ultime vicende. Ma non sposta voti, e non decide le elezioni. Chi scenderà in piazza sabato per la libertà d'informazione è iscritto all'FMC.
Legge i giornali, conosce i crucci di Michele Santoro, chiederà (giustamente) che a Report venga mantenuta la tutela legale. Anche chi contesterà quella piazza appartiene all'FMC: perché, nel «club dei cinque milioni», ci sono filogovernativi e antigovernativi; liberi pensatori e pensatori a gettone; liberali, liberisti, libertari e libertini (parecchi).
La sinistra intellettuale adora l'FMC: ci sguazza come un labrador in una marcita. Anche la destra di lotta e di governo ama il club, e si diverte (ehilà, ministro Brunetta!): ma ha capito che il destino si decide altrove. Per esempio, in televisione. Più precisamente: televisione in chiaro, dalle 19 alle 23.
Oggi è di moda negarlo, o minimizzarne l'impatto. Certo: si può perdere le elezioni anche controllando la TV. Ma, senza quel controllo, si sarebbe perso prima, o peggio. Spegnere l'allarme (dov'è finita la criminalità?), cancellare personaggi scomodi, nascondere problemi: la TV è importante per quello che non dice, per le domande che non pone, per le critiche che non offre, per le inchieste che non fa.
Perché il nostro Capo parla di giornalismo buono (la Tv) e giornalismo cattivo (i giornali)? Perché la politica ha sempre considerato la Rai un bottino di guerra, e pretende le direzioni dei telegiornali dopo la vittoria elettorale? Perché, su Mediaset, la fronda viene lasciati ai comici (in tarda serata)?
Perché Crozza e Fazio (prima serata) disturbano? Matrix, lunedì, ha detto che «Tg 1 e Tg5 sono imparziali per definizione».
Ma non è così, e lo sappiamo. Lo sappiamo, nell'FMC. Fuori se ne accorgono? Ho qualche dubbio: non gli interessa, hanno altro da fare.
L'unico ostacolo, per chi comanda, è oggi la par condicio in campagna elettorale. Ovviamente, vuole abolirla.
Dal Corriere della Sera del 24-9-09
http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-09-24/01.spm
venerdì 28 agosto 2009
lunedì 10 agosto 2009
La riforma del processo penale
1. Non avrai altro Presidente all'infuori di Me
2. Non nominare il nome del Presidente invano
3. Ricordati di portare le escort
4. Lasciate che le minorenni vengano a Me
[...]

