venerdì 24 settembre 2010

LA NUOVA SARDEGNA - Politica: Separatismo è soltanto uno slogan senza contenuti

Separatismo? Da chi? Certo la nostra è stata storia di sfruttamento da parte dei diversi conquistatori, di un feudalesimo arrivato sin alle porte della modernità, di un governo incapace; ma la separazione dall’Italia è la soluzione dei nostri problemi? Nei primi anni ottanta, quando anche allora si parlava di separatismo, feci una ricerca fra tutte le leggi regionali, cercando quelle che sfruttassero l’autonomia e le nostre competenze. Ne trovai solo una: sulla caccia! Tutte le altre erogavano contributi a fondo perduto, sui quali cresceva una classe politica sarda al cento per cento. Se lo Stato era centralista; la Regione ancor più doveva esercitare la sua autonomia! Invece solo chiacchiere e clientelismo! Moltiplicare le province, lasciando soli i promotori del referendum, disinformando i cittadini per far mancare il quorum, è colpa del governo italiano? Separati avremmo invece riformato gli enti locali, eliminando quelli inutili e le poltrone inventate per i grandi elettori di tutte le colorazioni? La Sardegna è una delle più belle terre del mondo, chi ha dato le licenze edilizie e le sanatorie che hanno sfigurato tanta parte delle nostre coste? Chi ha per anni dimenticato di regolamentare, con un piano complessivo, il futuro turistico ed ambientale della Sardegna? Chi ha permesso che sulle zone più belle nascessero torri eoliche più alte delle colline che le sostengono? Chi, attraverso un quorum (copiato dall’Italia), ha tolto ai cittadini sardi l’arma dei referendum e quindi il controllo sull’operato dei propri eletti? I mali italiani, sono da tempo nei sardi, politici ed amministratori di ogni colore e provenienza. Di cosa discutiamo, se il problema è nella nostra classe politica, cioè in noi stessi? Questa storia del separatismo o chiamatelo come volete, ricorda “aspettando Godot” o qualcosa che verrà e risolverà i nostri problemi, alibi all’immobilismo e alla mancanza di concreta azione politica. Come l’Italia siamo afflitti dalla degenerazione della democrazia in partitocrazia, da una sorta di governo feudale con vassalli, valvassini e valvassori, da una corruzione dilagante, da un’assoluta mancanza di giustizia e di legalità. Se il nostro nemico mortale non è l’Italia, allora su altro dobbiamo creare iniziativa politica. Vogliamo combattere la corruzione, non lasciando tutto in mano ai magistrati? Iniziamo col pubblicare comportamenti e rendite di tutti i politici e di tutti gli alti funzionari e di tutti gli eletti e nominati. Di loro vogliamo sapere il tenore di vita, le proprietà, i conti in banca, le presenze nelle relative istituzioni, quali interventi nelle assemblee, quali interrogazioni, mozioni o ordini del giorno, quali leggi presentate e come abbiano votato. Vogliamo democrazia? Restituiamo ai cittadini i mezzi di controllo a partire dal Referendum. Occorre una rivoluzione democratica e non violenta, che riporti concretezza, democrazia, giustizia e Stato di Diritto in una terra da troppo tradita dagli stessi sardi. 

http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_60_20100924104820.pdf

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