Venerdì 10 settembre 2010
IL LUNGO BRACCIO DI FERRO TRA LA CHIESA E LO STATO
A commento delle recenti drammatiche prese di posizione della Chiesa e del continuo richiamo ai valori cristiani nei dibattiti, si dice dell’invadenza nella laicità dello Stato, ovvero della soggezione dei nostri leader. A me sembra che, invece, la religione venga sfruttata dalla politica per conseguire i propri obiettivi, anche poco edificanti, e la Chiesa sta al gioco per convenienza. Non trovo che nella società reale attuale ci sia un «ritorno» della religione, ma un «ricorso» alla religione. È la politica che sfrutta la religione: non credo che al nostro leader importi molto del testamento biologico (come di ogni altro tema che interessa la religione), ma sostenendo la tesi religiosa, trova la scusa per aprire la strada ai propri reali obiettivi, nella fattispecie quello della revisione della costituzione. Del resto abbiamo visto la Chiesa cattolica sostenere la rielezione di Bush II con quanto aveva sulla coscienza, solo perché era contrario all’aborto. Ancora una volta, era Bush che ricorreva alla religione per farsi rieleggere e continuare le proprie politiche, e non di un'invasione religiosa negli affari di Stato.
Laura Marengo , marengolaurax@gmail.com
Cara Signora, La situazione che lei descrive non è nuova. Quasi tutti gli Stati hanno cercato di utilizzare le Chiese e le confessioni religiose per meglio governare i loro cittadini. I sovrani europei potevano essere credenti e devoti, ma la loro politica era dettata dalla convinzione che la Chiesa (cattolica o protestante) avesse grande influenza sulle coscienze dei fedeli e potesse quindi renderli disciplinati o riottosi. Qualche sovrano ritenne addirittura che il miglior modo per garantire a se stesso il sostegno della Chiesa fosse quello di prenderne la guida. Enrico VIII d’Inghilterra si proclamò capo della Chiesa anglicana e protettore della fede. Pietro il Grande di Russia abolì il patriarcato di Mosca, creò il Santo Sinodo e ne fece uno strumento della sua politica. Giuseppe II, imperatore d’Austria, si spinse sino a disegnare la mappa geografica delle parrocchie dei suoi Stati prescrivendo che ve ne fosse una per ogni comunità di 700 fedeli. Naturalmente tutte le Chiese conoscono il prezzo della loro utilità e cercano di usarlo per ottenere dallo Stato i privilegi e i diritti utili al perseguimento della loro missione. Molto dipende dalle circostanze storiche e dai rapporti di forza esistenti in un particolare momento tra il potere religioso e il potere civile. Oggi la Chiesa cattolica sembra essere preoccupata soprattutto da due rivoluzioni che stanno trasformando radicalmente i costumi dei fedeli: la rivoluzione sessuale e quella biologica. La prima ha «liberalizzato » il sesso rendendo socialmente lecito ciò che era un tempo condannato dalla Chiesa e dalla società. La seconda offre agli esseri umani una larga gamma di opzioni, soprattutto in materia di aborto e procreazione assistita. La Chiesa chiede norme che vietino queste pratiche e conduce le sue campagne con maggiore insistenza là dove ritiene di potere contare sul consenso di una parte importante della società e sull’accondiscendenza della classe politica. Mentre in altri Paesi si rassegna più facilmente a qualche sconfitta, in Italia alza la voce perché sa di avere di fronte a sé interlocutori politici particolarmente interessati al suo sostegno. È una partita, cara signora, in cui non fanno bella figura né la Chiesa né lo Stato.
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