Isola poco attraente per i giovani - Regione Autonoma della Sardegna
La Sardegna non è una terra appetibile per i giovani sardi. Il lavoro è scarso. E quello che c’è è poco remunerato, oppure precario. Secondo un’indagine condotta dal Centro di ricerca Datagiovani, in collaborazione con il Sole 24 Ore, l’Isola si colloca all’ultimo posto per capacità di attrarre nuova occupazione. LO STUDIO. Non sarà un caso che il tasso di disoccupazione degli under 35 anni in Sardegna tocchi il 23,6%, poco sotto la Sicilia (25,5%) e la Campania (24,1%), mentre la media nazionale si ferma al 14%. L’indice di appetibilità lavorativa giovanile, costruito dal Centro di ricerca Datagiovani, sintetizza la capacità delle regioni italiane di essere terreno fertile per l’accesso al mondo del lavoro delle nuove generazioni. Lo studio combina tre parametri fondamentali: facilità d’inserimento, livello di retribuzione e stabilità lavorativa. Tutte queste misure sono state rapportate alla media nazionale, pari a 100, e da lì è stata stilata una graduatoria regionale. In vetta si trova il Trentino Alto Adige con oltre 60 punti in più rispetto alla media nazionale. Seguono il Veneto (+34,3 punti) e l’Emilia Romagna (+32,7). La maglia nera è per la Sardegna (meno 28,3 punti), tallonata da Calabria, Sicilia e Puglia. GLI STIPENDI. Anche in cima alla classifica degli stipendi c’è il Trentino, che riesce a garantire agli under 35 1.188 euro netti mensili, 136 euro in più della media nazionale. Ben messa pure la Liguria dove i giovani possono contare su un salario di 1.161 euro. Fanalini di coda sono sempre le regioni del Mezzogiorno, Sardegna compresa: al Sud le nuove generazioni guadagnano l’11,5% in meno rispetto ai coetanei del resto d’Italia. Fra gli under 35 stanno peggio le donne: in Italia percepiscono il 18% in meno degli uomini, con tagli che nel Mezzogiorno sfiorano un quarto dello stipendio medio maschile. I COMMENTI. La scarsa appetibilità dell’Isola preoccupa le associazioni di categoria. «Gli stipendi sono bassi e il lavoro instabile perché manca un vero collegamento tra formazione e mondo del lavoro», polemizza Massimo Putzu, presidente di Confindustria Sardegna. «Nel Mezzogiorno, e quindi anche in Sardegna, la preparazione di un quindicenne è pari a quella di un tredicenne che vive al Nord. Bisogna fare qualcosa di più per colmare questo divario». È poi un problema di «dinamismo nella nostra economia», incalza Francesco Porcu, leader regionale di Cna. «Molti giovani preferiscono cercare fortuna fuori dall’Isola. Basti pensare che il tasso di disoccupazione dei diplomati, passati tre anni dalla maturità, è del 40,9%». Stesso discorso per Luca Murgianu, numero uno di Confartigianato Sardegna: «Il nostro tessuto economico è fatto da piccolissime imprese, con pochi dipendenti e con bassi livelli di specializzazione: ecco perché i salari sono sotto la media nazionale». Un fatto è certo, conclude Italo Senes, presidente dell’Api sarda: «In una terra così povera i giovani, seppure laureati, non hanno forza contrattuale: quel poco che viene offerto viene accettato, anche se si meriterebbe molto di più». LANFRANCO OLIVIERI
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