domenica 24 gennaio 2010

Legge 180: colpa di chi non l'ha applicata - Corriere della Sera

Legge 180: colpa di chi non l'ha applicata - Corriere della Sera
Legge 180: colpa di chi non l'ha applicata
Caro Beppe,
sono una studentessa di psicologia e ti scrivo in merito alla proposta del sig. Masi, http://www.corriere.it/solferino/severgnini/10-01-03/05.spm. A chi critica la legge 180, vorrei chiedere: l'avete mai letta? La legge ha portato alla chiusura dei manicomi, ma prevedeva la consolidazione di una rete di servizi psichiatrici esterni che dovevano occuparsi di prevenzione, cura e riabilitazione (centri di salute mentale, day hospital, strutture residenziali di vario tipo), e del reinserimento del paziente nella società. Quindi era una buona legge, ma la mancata applicazione di tutte le sue parti ha creato tanti disastri: i servizi non sono stati adeguatamente potenziati e le famiglie sono state lasciate sole. In casi gravi, queste non vedono altra soluzione se non il ricovero in strutture «residenziali» dove i pazienti sono sottoposti a forti terapie farmacologiche che li inibiscono, in molti casi, per tutta la vita. E va ancora peggio alle persone sole, che spesso finiscono per essere dei senzatetto.
Quindi si è venuto a creare ciò che la legge 180 voleva eliminare: l'alienazione del malato. Franco Basaglia voleva applicare il modello della comunità terapeutica di origine inglese che eliminava le forme di contenzione fisica e prevedeva laboratori di pittura, teatro e altro all'interno della comunità, e anche qualche forma di lavoro riconosciuto e retribuito. Di chi è la colpa? Io non lo so, ma non si può certo dire che sia della legge 180. Piuttosto darei la colpa a chi non l'ha applicata fino in fondo, e a chi è stato alla guida della sanità del nostro Paese. A chi vorrebbe la riapertura dei manicomi lancio una provocazione: lontano dagli occhi, lontano dal cuore? La follia è ancora oggi un tabù, una cosa che si vorrebbe nascondere in un manicomio e tenere lontana da noi. Vorrei dire a tutti: non consideriamo queste PERSONE come diversi. E' profondamente sbagliato e contribuisce in maniera determinante alla loro «malattia».
Un amaro saluto,


Giorgia Pommini, gpommini@gmail.com


http://www.corriere.it/solferino/severgnini/10-01-24/04.spm

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