Squali, pesciolini e noi. Viviamo in tempi forse più pericolosi di quanto possiamo pensare, ma è difficile capire perché. Poiché giocare è divertente, andate qui (ma leggete prima il resto): http://www.leinweb.com/snackbar/wator/. E' un gioco di simulazione, squali e pesci, molto semplice: i pesci si riporoducono, gli squali li mangiano. Quello che si vede sullo schermo è l'alternarsi delle popolazioni. Noioso? Forse. Ma c'è una cosa importante: nonostante il disordine, il sistema è in equilibrio, le cose continuano a funzionare, "la vita continua". Proviamo a giocare al fare il dio: aumentiamo la capacità degli squali di sopravvivere alla fame, diamogli più di possibilità di muoversi verso qualche altro pesciolino prima di morire di fame: si fa aumentando il parametro "shark starve". Lo troviamo al valore tre: portiamolo a 4, 5, 6: non sembra succedere nulla: i predatori sono diventati più pericolosi, ma a parte qualche differenza nella macchie di colore, la vita continua. Ma se arriviamo a 7, o 8 o 9 (non si può sapere prima con esattezza quando succede...), quasi immediatamente lo schermo divenza azzurro: morti tutti, prima i pesci divorati dagli squali, poi gli squali, di fame. Abbiamo fatto pochissimo: abbiamo reso gli squali più potenti, appena appena. Allora, quando ci domandiamo a che servono cose apparentemente complesse e che spesso apparentemente "non funzionano", come l'equilibrio dei poteri, la regolamentazione del mercato, il rispetto reciproco tra avversari, abbiamo la risposta: servono a mantenere un equilibrio, non perfetto, che ci consente, come società, di andare avanti. Spostare rozzamente l'equilibrio, anche apparentemente di poco, può portare, in modo imprevedibile, a situazioni irrecuperabili. Credere che qualcuno fornito di più potere possa "mettere le cose a posto" conduce a una grande abbuffata per pochi prepotenti, prima, e a un botto definitivo per tutti, poi. La storia lo ha mostrato molte volte, ma un piccolo gioco lo illustra meglio.
Stefano Sappino , youarehere@virgilio.it
http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-07-17/05.spm
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