giovedì 14 febbraio 2013
martedì 5 febbraio 2013
lunedì 4 febbraio 2013
LA SORTE DEGLI EBREI EUROPEI FRA MUSSOLINI E HITLER - Lettere al Corriere della Sera
LA SORTE DEGLI EBREI EUROPEI FRA MUSSOLINI E HITLER - Lettere al Corriere della Sera
Caro Corsi,
esiste effettivamente un interessante problema storico: perché l’Italia, dove erano state adottate leggi pesantemente discriminatorie, trattò gli ebrei, nelle zone occupate dalle sue forze armate, in modo alquanto diverso da quello delle autorità tedesche? Su queste vicende esistono ormai studi e memorie autobiografiche. Sappiamo che molti ebrei polacchi, dopo la sconfitta della Polonia nel 1939, furono salvati grazie a visti concessi, spesso con l’autorizzazione di Galeazzo Ciano, da due diplomatici italiani, Mario Di Stefano e Giovanni Vincenzo Soro (la vicenda è stata raccontata da Sergio Minerbi nella rivista Nuova Storia contemporanea del maggio 2008). Sappiamo che fra il 1942 e il 1943 il console generale a Salonicco Guelfo Zamboni riuscì a salvare, con l’autorizzazione del ministero degli Esteri, molti ebrei della città, non soltanto italiani. E sappiamo che questa fu la linea generalmente adottata dalle autorità militari nelle zone soggette alla loro responsabilità: proteggere gli ebrei che avevano un passaporto italiano e impedire che la lunga mano delle autorità tedesche s’impadronisse di ebrei d’altra nazionalità residenti nella stessa circoscrizione.
La ragione di questo atteggiamento è bene spiegata in un libro di Daniel Carpi, storico israeliano di origine italiana, pubblicato dalla Brandeis University press nel 1994: Between Mussolini and Hitler. The Jews and the Italian Authorities in France and Tunisia (Fra Mussolini e Hitler, gli ebrei e le autorità italiane in Francia e in Tunisia). L’invasione della Polonia nel 1939 sorprese e irritò Mussolini. Sapeva che l’Italia era impreparata al conflitto e credeva di avere concordato con Hitler l’apertura delle ostilità agli inizi degli anni Quaranta, quando il piano per la riorganizzazione delle forze armate italiane sarebbe stato completato. Decise l’ingresso in guerra nove mesi dopo, nel giugno del 1940, quando temette che non avrebbe avuto un posto di comprimario al tavolo della pace. Ma annunciò a tutti i maggiori collaboratori che l’Italia avrebbe fatto la «sua» guerra «non per la Germania, non con la Germania, ma a fianco della Germania». Il fallimento della campagna di Grecia lo costrinse a chiedere l’aiuto di Hitler e dimostrò quanto quella strategia fosse illusoria. Ma il principio fu riaffermato ogniqualvolta i tedeschi cercarono d’imporre alle autorità italiane i criteri con cui avrebbero dovuto amministrare le loro zone d’occupazione nella Francia meridionale, in Tunisia e nei Balcani. Nel caso degli ebrei tunisini con passaporto italiano, in particolare, l’Italia aveva uno specifico interesse. Voleva salvaguardare la propria comunità per meglio giustificare le sue mire sul Paese e sapeva che gli ebrei ne rappresentavano la componente più qualificata e influente.
Non tutto in questa vicenda fu calcolo politico. Quando divenne evidente per tutti quale sarebbe stata la sorte degli ebrei catturati dai tedeschi, le autorità italiana rifiutarono il ruolo del complice. So che l’espressione «italiani brava gente» contiene un alto tasso di retorica e non va più di moda. Ma in questo caso può essere ancora legittimamente utilizzata.
Durante una visita al quartiere ebraico di Praga un amico americano mi ha detto che gli italiani, durante il secondo conflitto mondiale, furono tra i popoli più attivi nel proteggere gli ebrei dalle persecuzioni razziali e dalla deportazione. E questo sia in patria che all’ estero. Vorrei sapere se questa affermazione corrisponde al vero.
Marco Corsi , mcorsi777@gmail.comesiste effettivamente un interessante problema storico: perché l’Italia, dove erano state adottate leggi pesantemente discriminatorie, trattò gli ebrei, nelle zone occupate dalle sue forze armate, in modo alquanto diverso da quello delle autorità tedesche? Su queste vicende esistono ormai studi e memorie autobiografiche. Sappiamo che molti ebrei polacchi, dopo la sconfitta della Polonia nel 1939, furono salvati grazie a visti concessi, spesso con l’autorizzazione di Galeazzo Ciano, da due diplomatici italiani, Mario Di Stefano e Giovanni Vincenzo Soro (la vicenda è stata raccontata da Sergio Minerbi nella rivista Nuova Storia contemporanea del maggio 2008). Sappiamo che fra il 1942 e il 1943 il console generale a Salonicco Guelfo Zamboni riuscì a salvare, con l’autorizzazione del ministero degli Esteri, molti ebrei della città, non soltanto italiani. E sappiamo che questa fu la linea generalmente adottata dalle autorità militari nelle zone soggette alla loro responsabilità: proteggere gli ebrei che avevano un passaporto italiano e impedire che la lunga mano delle autorità tedesche s’impadronisse di ebrei d’altra nazionalità residenti nella stessa circoscrizione.
La ragione di questo atteggiamento è bene spiegata in un libro di Daniel Carpi, storico israeliano di origine italiana, pubblicato dalla Brandeis University press nel 1994: Between Mussolini and Hitler. The Jews and the Italian Authorities in France and Tunisia (Fra Mussolini e Hitler, gli ebrei e le autorità italiane in Francia e in Tunisia). L’invasione della Polonia nel 1939 sorprese e irritò Mussolini. Sapeva che l’Italia era impreparata al conflitto e credeva di avere concordato con Hitler l’apertura delle ostilità agli inizi degli anni Quaranta, quando il piano per la riorganizzazione delle forze armate italiane sarebbe stato completato. Decise l’ingresso in guerra nove mesi dopo, nel giugno del 1940, quando temette che non avrebbe avuto un posto di comprimario al tavolo della pace. Ma annunciò a tutti i maggiori collaboratori che l’Italia avrebbe fatto la «sua» guerra «non per la Germania, non con la Germania, ma a fianco della Germania». Il fallimento della campagna di Grecia lo costrinse a chiedere l’aiuto di Hitler e dimostrò quanto quella strategia fosse illusoria. Ma il principio fu riaffermato ogniqualvolta i tedeschi cercarono d’imporre alle autorità italiane i criteri con cui avrebbero dovuto amministrare le loro zone d’occupazione nella Francia meridionale, in Tunisia e nei Balcani. Nel caso degli ebrei tunisini con passaporto italiano, in particolare, l’Italia aveva uno specifico interesse. Voleva salvaguardare la propria comunità per meglio giustificare le sue mire sul Paese e sapeva che gli ebrei ne rappresentavano la componente più qualificata e influente.
Non tutto in questa vicenda fu calcolo politico. Quando divenne evidente per tutti quale sarebbe stata la sorte degli ebrei catturati dai tedeschi, le autorità italiana rifiutarono il ruolo del complice. So che l’espressione «italiani brava gente» contiene un alto tasso di retorica e non va più di moda. Ma in questo caso può essere ancora legittimamente utilizzata.
lunedì 28 gennaio 2013
domenica 27 gennaio 2013
mercoledì 23 gennaio 2013
La Stampa - Gigantesca nube puzzolente su Parigi
La Stampa - Gigantesca nube puzzolente su Parigi
Incidente in uno stabilimento
che produce mercaptano, gas che odora di marcio usato per le fialette di Carnevale. La nube visibile da Parigi alla Normandia. Migliaia
di chiamate ai pompieri
Incidente in uno stabilimento
che produce mercaptano, gas che odora di marcio usato per le fialette di Carnevale. La nube visibile da Parigi alla Normandia. Migliaia
di chiamate ai pompieri
lunedì 21 gennaio 2013
venerdì 11 gennaio 2013
Mi consenta il fact-checking | Davide De Luca
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Ciò che avrebbe inchiodato ieri alla sedia Berlusconi a Servizio Pubblico
Ciò che avrebbe inchiodato ieri alla sedia Berlusconi a Servizio Pubblico
Lavoce.info I conti della macroregione del nord - di Gianfranco Cerea
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Pdl e Lega propongono di costituire una macro-regione del Nord, che dovrebbe finanziarsi trattenendo il 75 per cento del gettito dei tributi erariali localmente pagati. È un’ipotesi finanziariamente sostenibile? E con quali conseguenze per il principio di solidarietà rispetto alle altre aree del paese?
Pdl e Lega propongono di costituire una macro-regione del Nord, che dovrebbe finanziarsi trattenendo il 75 per cento del gettito dei tributi erariali localmente pagati. È un’ipotesi finanziariamente sostenibile? E con quali conseguenze per il principio di solidarietà rispetto alle altre aree del paese?
sabato 22 dicembre 2012
Un popolo di contemporanei, senza antenati n�posteri | Italians
Un popolo di contemporanei, senza antenati n�posteri | Italians:
Ugo Ojetti riguardo agli italiani: “Sono un popolo di contemporanei, senza antenati né posteri, perché senza memoria”.
sabato 15 dicembre 2012
venerdì 14 dicembre 2012
martedì 11 dicembre 2012
Leucemia, una bambina guarisce con cellule immunitarie riprogrammate - Repubblica.it
Leucemia, una bambina guarisce con cellule immunitarie riprogrammate - Repubblica.it
Il sistema immunitario della piccola è stato alterato usando il virus Hiv disattivato, per aggredire le cellule tumorali. A sette mesi dal trattamento, nessuna traccia del cancro. I ricercatori hanno presentato il caso alla società americana di ematologia: "In futuro potrebbe sostituire il trapianto di midollo"
lunedì 10 dicembre 2012
Morire di cancro nel pieno rispetto della legalità - Fabio Balocco - Il Fatto Quotidiano
Morire di cancro nel pieno rispetto della legalità - Fabio Balocco - Il Fatto Quotidiano
Concludo con un dato sconcertante ed assai poco noto. La Sardegna è la regione d’Italia più inquinata, grazie ai poli industriali che operano apparentemente nella più completa legalità. Ma anche grazie ai numerosissimi poligoni militari con cui lo Stato stesso, in modo diretto, ha inquinato questa magnifica terra.
Concludo con un dato sconcertante ed assai poco noto. La Sardegna è la regione d’Italia più inquinata, grazie ai poli industriali che operano apparentemente nella più completa legalità. Ma anche grazie ai numerosissimi poligoni militari con cui lo Stato stesso, in modo diretto, ha inquinato questa magnifica terra.
sabato 8 dicembre 2012
venerdì 7 dicembre 2012
martedì 4 dicembre 2012
sabato 24 novembre 2012
Il mistero del piccione viaggiatore - Corriere.it
Il mistero del piccione viaggiatore - Corriere.it
trenta piccioni hanno ricevuto la più alta onorificenza britannica riservata agli animali in guerra, la "Dickin Medal"
trenta piccioni hanno ricevuto la più alta onorificenza britannica riservata agli animali in guerra, la "Dickin Medal"
domenica 18 novembre 2012
giovedì 15 novembre 2012
martedì 13 novembre 2012
sabato 10 novembre 2012
‘O animale � La storia siamo noi - Blog - Repubblica.it
‘O animale > La storia siamo noi - Blog - Repubblica.it
Dicono che i sardi sono refrattari alle mafie. Per cultura, organizzazione sociale, e criminale. Dicono che in Sardegna è più facile controllare le infiltrazioni. Che un siciliano o un calbrese si vedono subito. Dicono che un’isola è il luogo giusto per i detenuti speciali. Più difficile scappare, più difficile contaminare. Lo dicono da sempre...
Giovanni Bua
Dicono che i sardi sono refrattari alle mafie. Per cultura, organizzazione sociale, e criminale. Dicono che in Sardegna è più facile controllare le infiltrazioni. Che un siciliano o un calbrese si vedono subito. Dicono che un’isola è il luogo giusto per i detenuti speciali. Più difficile scappare, più difficile contaminare. Lo dicono da sempre...
Giovanni Bua
venerdì 2 novembre 2012
Filippo, vittima per caso a 19 anni Una fine dimenticata da tutti - Corriere.it
Filippo, vittima per caso a 19 anni Una fine dimenticata da tutti - Corriere.it
I killer volevano uccidere l'uomo che gli aveva dato un passaggio. Al funerale un'unica corona di fiori, quella degli ambulanti, colleghi del padre della vittima
I killer volevano uccidere l'uomo che gli aveva dato un passaggio. Al funerale un'unica corona di fiori, quella degli ambulanti, colleghi del padre della vittima
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